Il modo congiuntivo

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Il congiuntivo è il modo verbale della soggettività: permette di esprimere azioni, stati, procedimenti del pensiero percepiti o presentati da chi parla o scrive come ipotizzabili, desiderabili, temuti, incerti, irreali.

Esempi:

Spero che questa faccenda si risolva presto (il fatto è presentato come auspicabile).

Se avessi attraversato quella strada, avrei visto l’insegna del ristorante (quel fatto viene presentato come qualcosa che non si è realizzato).

Non fosse arrivato il bidello! (viene esposto un fatto temuto).

Il congiuntivo si trova per lo più nelle proposizioni subordinate, ma può trovarsi anche nelle proposizioni indipendenti.

Nelle proposizioni indipendenti si usa il congiuntivo per esprimere:

– una possibilità o un dubbio.

Esempi:

Che sia vero quello che si racconta di Paolo?

Che sia questa la volta che Marco si sposi?

– un augurio o un desiderio.

Esempi:

Magari oggi pomeriggio non piovesse!

Almeno non ridesse così di me!

– un’esortazione, un invito, un ordine (congiuntivo esortativo).

In questa funzione sostituisce l’imperativo nelle voci mancanti

Esempì:

Facciamoci coraggio: non può essere andato poi così lontano.

Per cortesia, mi richiami domani mattina.

Mi faccia vedere i progetti della casa.

– una concessione o un’ammissione

Esempi:

Sia pur vera quella storia, non mi sembra il caso di dargli ascolto.

Si arrabbino pure, abbiamo ragioni da vendere.

– una sorpresa, seguita da esclamazione

Esempi:

Sapessi come mi ha trattato!

Vedessi quanti affreschi i quella chiesa così apparentemente insignificante!

Nelle proposizioni subordinate il congiuntivo si può trovare:

– dopo congiunzioni o locuzioni subordinanti come: a meno che, affinché, benché, perché purché, salvo che, sebbene, senza che, se, ecc.

Esempi:

A meno che non subentrino altri impegni, parlerò sicuramente domani con tuo padre.

Abbiamo fatto chiarezza sulla faccenda, perché non ci siano più dubbi da parte vostra.

Benché sappia che è molto difficile parlargli, farò un altro tentativo.

– in dipendenza da verbi che esprimono dubbio, domanda, desiderio, preghiera, richiesta, divieto, timore.

Esempi:

Mi domando se sia il caso di intervenire.

Dubito che si sia preparato come ha richiesto l’istruttore.

Tutti lo pregano perché ritorni a casa .

Temevo tanto che tu lo facessi!

– in dipendenza dal presente o dall’imperfetto dei verbi accadere, capitare, succedere (e simili) quando l’azione espressa è ritenuta possibile o abituale.

Esempi:

Succede anche a me che mi dimentichi aperta la porta, ma cerca di fare attenzione un’altra volta.

Capitava sempre a me che la sveglia non suonasse.

– dopo espressioni impersonali, costituite da un verbo impersonale o da una locuzione formata da un aggettivo, da un sostantivo o da un avverbio in unione con il verbo essere: bisogna che, è bene che, è necessario che, è giusto che, è una fortuna che, è un guaio che…

Esempi:

E’ un guaio che tu abbi aperso i tuoi documenti.

E’ giusto che abbia un risarcimento.

Bisogna che tu abbia pazienza con lui.

– in unione con gli aggettivi e pronomi indefiniti chiunque, qualunque, qualsiasi, con la congiunzione comunque, con l’avverbio dovunque.

Esempi:

Chiunque tu sia, non c’è bisogno di comportati in questo modo.

Di qualunque colore sia la sua pelle, rispettalo come un tuo simile.

Dovunque vada, riuscirò a trovarti.

Il modo congiuntivo si articola in quattro tempi: due semplici (presente e imperfetto) e due composti (passato e trapassato).

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