I Verbi (Italian Verbs)

Italian Verbs: (Text in Italian)

I verbi italiani, sulla base della vocale tematica che caratterizza l’infinito, si distinguono tre gruppi di verbi:

1) verbi che all’infinito presentano la desinenza -are: appartengono alla prima coniugazione.

2) verbi che all’infinito presentano la desinenza -ere: appartengono alla seconda coniugazione;

3) verbi che all’infinito presentano la desinenza -ire: appartengono alla terza coniugazione.


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Particella ne (The Italian NE)

The Italian NE (Tex in Italian language)

Le funzioni di “ne”

Le funzioni più comuni di ne sono quelle di:

• particella pronominale

In questa funzione può sostituire:

– i pronomi personali complemento di terza persona singolare e plurale (lui, lei, loro, essi, esse):

Es.empi:

Ho conosciuto quello scrittore e ne (= di lui) sono rimasta ben impressionata.

Ho rivisto quel giovane medico e ne ( = di esso) ho tratto la stessa tua impressione.

– i pronomi dimostrativi questo, questa, quello, quella, quelle, introdotti dalle preposizioni di e da:

Es. Sono affascinato dalle monete antiche; purtroppo è molto difficile averne ( = di queste) una ben conservata.

– il pronome dimostrativo ciò:

Es. Quest’estate potremmo trascorrere le vacanze insieme; che cosa ne ( = di ciò) dici?

• avverbio di luogo

In questa funzione assume il significato di: “da, di qui”; “da, di qua”; “da, di lì”; “da, di là”:

Esempi:

Quell’uomo lavora otto ore in ufficio e ne (= di là) esce tardissimo.

E’ da mezz’ora che sei in bagno; quando ne (= di lì) uscirai?

• valore rafforzativo

Si verifica in alcune espressioni proprie della lingua parlata:

Esempi:

Ne ha fatte di malefatte!

Ne sa una più del diavolo.

Ne ha sulla coscienza di cose!

Nella lingua scritta formale è consigliabile evitare quest’uso:

Esempi:

Forma corretta: Ho già sentito molte scuse come queste.

Forma da evitare: Di scuse come questa ne ho già sentite molte.


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Congiunzioni (Italian Conjunctions)

Italian Conjunctions (Text in Italian)

Definizione, funzioni, classificazione

La congiunzione è una parte invariabile del discorso che serve a collegare tra loro due elementi di una frase o due frasi all’interno di un periodo, stabilendo tra loro rapporti precisi.

Esempi:

Le mani e i piedi.

Si stupiva che molti non lo ascoltassero.

Per quanto riguarda la forma, le congiunzioni si distinguono in:

– semplici: sono formate da una sola parola: anche, che, come, e, invece, ma, mentre, né, o, quando, se…

– composte: sono formate dalla fusione di due o più parole: affinché (al fine che), infatti (in fatti), inoltre (in oltre), perché (per che), poiché (poi che), nondimeno (non di meno), sebbene (se bene), tuttavia (tutta via) …

– locuzioni congiuntive: sono espressioni formate da più parole staccate tra loro: anche se, dal momento che, in modo che, nonostante che, ogni volta che, per la qual cosa…

Congiunzioni e avverbi hanno spesso forma identica, e non sempre è semplice distinguerli.

Tra le congiunzioni che si trovano più frequentemente anche in forma di avverbi, sono:

allora, altrimenti, anche, inoltre, neanche, nemmeno, neppure, per altro, pure.

Queste forme sono congiunzioni quando collegano tra loro parole di una frase o frasi di un periodo, avverbi quando modificano un verbo o un altra parte del discorso.

Esempi:

Tra tre anni sarai maggiorenne: allora potrai decidere che cosa fare della tua vita. (allora è congiunzione)

Se tu fossi vissuto allora, capiresti molte cose che ora ti sono incomprensibili. (allora è avverbio)

Ho fatto molto per te, anche se tu non lo vuoi riconoscere. (anche è congiunzione)

Vorremmo anche il dessert, per cortesia. (anche è avverbio)

Non so neppure se verranno. (neppure è congiunzione)

Non sognartelo neppure! (neppure è avverbio)

In relazione ai rapporti che stabiliscono tra le parti del discorso che collegano, le congiunzioni si distinguono in due tipi: coordinanti e subordinanti.

Le congiunzioni coordinanti

Le congiunzioni esercitano una funzione coordinante quando collegano logicamente due elementi di una frase o due proposizioni di un periodo mantenendoli sullo stesso piano sintattico.

Es. Gioco a tennis e a pallavolo.

Qui la congiunzione e collega due parole che hanno la stessa funzione logica.

Ieri sono andato a giocare a tennis e ho incontrato Giorgio.

In questo caso la congiunzione e collega due frasi che hanno la stessa funzione logica.

Le congiunzioni coordinanti si distinguono in:

• copulative: collegano due elementi del discorso (parole o frasi) accostandoli tra loro.

Possono essere:

– positive: anche, e, pure, inoltre, ecc.

Es. Mangiava e beveva allegramente.

– negative: né, neanche, nemmeno, neppure, ecc.

Es. Non l’ho trattato male, né lo ho offeso.

• disgiuntive: collegano due elementi del discorso (parole o frasi) ponendoli in alternativa o escludendone uno.

Sono: altrimenti, o, oppure, ovvero, ecc.

Es. Bisogna cambiare strategia, altrimenti non otterremo i risultati che ci auspichiamo.

Devi smetterla di fare domande inutili: o vieni con noi o resti a casa.

• avversative: collegano due elementi del discorso (parole o frasi) che si contrappongono.

Sono: anzi, bensì, eppure, invece, ma, nondimeno, però, peraltro, piuttosto, pure, tuttavia, ecc.

Es. Quel professore è molto preparato, eppure non sa comunicare.

La congiunzione ma può avere una funzione esclusiva, quando delle due cose poste in contrapposizione l’una esclude completamente l’altra, o modificante, quando le due cose messe a confronto non si escludono a vicenda, ma la seconda modifica solo parzialmente la prima.

Es. Non è andato a Padova, ma a Venezia.

Qui ma ha funzione esclusiva.

Marco è simpatico, ma a volte un po’ troppo esuberante.

In questo caso ma ha funzione modificante.

• conclusive: collegano due elementi del discorso (parole o frasi), il secondo dei quali esprime la conseguenza o la conclusione logica del primo.

Sono: allora, ebbene, perciò, pertanto, quindi, ecc.

Esempi:

Si mise a piovere a dirotto, perciò l’uscita venne rinviata .

Se ne è voluto andare da solo: allora lascialo andare.

• dichiarative (o esplicative): introducono un chiarimento o spiegano ciò che è stato detto in precedenza.

Sono: cioè, difatti, in effetti, infatti, ossia, vale a dire, ecc..

Es. Non c’era da stupirsi di tutto quel silenzio: in effetti le parole di Marco erano state molto dure.

• correlative: collegano due elementi del discorso (parole o frasi), mettendole in corrispondenza reciproca.

Sono: e… e, o … o, né … né, non solo … ma anche, sia … sia, sia, che … sia che…

Esempi:

Mi piacciono sia la carne, sia il pesce.

Non solo ti do ragione, ma ti appoggerò anche presso gli altri.

Le congiunzioni subordinanti

Le congiunzioni esercitano una funzione subordinante quando collegano due proposizioni mettendole in rapporto di dipendenza l’una dall’altra.

La frase introdotta dalla congiunzione è subordinata all’altra, che perciò è detta reggente.

Nella frase “Vedo che hai capito bene tutto” la congiunzione che collega la proposizione reggente “Vedo” alla proposizione subordinata “che hai capito bene tutto”.

Sulla base del tipo di collegamento che stabiliscono tra le proposizioni, le congiunzioni subordinanti si distinguono in:

• dichiarative: introducono una proposizione che precisa o completa il significato della reggente.

Sono: che, come.

Es. Ti assicuro / che ti sto dicendo la verità.

• finali: introducono una proposizione che indica lo scopo per cui avviene l’azione espressa dalla reggente.

Sono: perché, affinché, acciocché, ché …

Es. Ho fatto così / affinché la situazione si modificasse a tuo favore.

• causali: introducono una proposizione che stabilisce una relazione di causa con la reggente.

Sono: dal momento che, in quanto, perché, poiché, ecc.

Es. Sono uscito così tardi / perché ho dovuto sbrigare un sacco di faccende a casa.

• consecutive: introducono una proposizione che indica le conseguenze di quanto viene affermato nella reggente.

Sono: così … che, tanto… che, a tal punto … che, in modo tale … che…

Es. Era così stanco / che non voleva altro che tornare a casa.

• concessive: introducono una proposizione che indica una circostanza nonostante la quale si verifica quanto viene affermato nella reggente.

Sono: anche se, benché, nonostante, per quanto, quantunque, sebbene, ecc.

Es. Non era assolutamente pronto all’interrogazione / benché avesse studiato non poco.

• condizionali: introducono una proposizione che indica la condizione necessaria perché si verifichi quanto viene affermato nella reggente.

Sono: a patto che, a condizione che, posto che, purché, qualora, se, ecc.

Es. Verrò anch’io a Padova / purché non sopravvengano altri impegni..

• avversative: introducono una proposizione che esprime un fatto che si contrappone a quanto viene affermato nella reggente.

Sono: mentre, quando, laddove, ecc.

Es. Paolo si impegna molto / mentre Luigi non fa che perdere tempo dietro a sciocchezze.

• temporali : introducono una proposizione che indica un rapporto di tempo rispetto a quanto viene affermato nella reggente.

Sono: allorché, appena, finché, mentre, ogni volta che, quando, ogni volta che, prima che, sino a che, ecc.

Es. La gente si assiepava lungo le strade / mentre passavano i ciclisti.

• interrogative indirette e dubitative: introducono una proposizione che esprime una domanda indiretta o un dubbio.

Sono: come, perché, quando, quanto, se.

Es. Non so / come abbia potuto combinarti questa.

• comparative: introducono una proposizione che esprime un paragone con quanto viene affermato nella reggente.

Sono: così … come, meglio … che, meno … di quanto, più … che, piuttosto … che, tanto … quanto…

Es. Ho faticato meno / di quanto credessi.

• eccettuative e limitative: introducono una proposizione che esprime una limitazione o un’eccezione rispetto a quanto viene affermato nella reggente.

Sono: fuorché, per quello che, tranne che, salvo che, ecc.

Es. Sto bene / fuorché per quel piccolo strappo muscolare.

• modali: introducono una proposizione che chiarisce il modo in cui si compie l’azione espressa nella reggente.

Sono: come, come se, comunque, nel modo che, quasi, ecc

Es. Agirò / come mi detteranno le circostanze del caso.

• esclusive: introducono una proposizione che indica un’azione o una circostanza che vengono esclusi rispetto a quanto viene affermato nella reggente.

Sono: senza, senza che.

Es. Mi hai mentito a lungo / senza che per questo io ti voglio privare della mia amicizia.


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Pronomi interrogativi ed esclamativi (Italian Exclamation and Interrogative Pronouns)

Italian Exclamation and Interrogative Pronouns (Text in Italian)

I pronomi interrogativi

I pronomi interrogativi servono a introdurre una domanda diretta o indiretta o ad esprimere una richiesta di informazione, un dubbio riguardante l’identità, la qualità, la quantità di persone o cose.

Esempi di domanda diretta:

Chi è d’accordo con me?

Quanto costa?

Quale tra questi sentieri è la più sicuro?

Che ne dici di questo?

Esempi di domanda indiretta:

Vorrei sapere chi è d’accordo con me.

Vorrei sapere quanto costa.

Vorrei sapere quali tra questi sentieri è il più veloce.

Vorrei sapere che ne dici di questo.

I pronomi interrogativi sono chi?, che?, quale?, quanto? e svolgono le seguenti funzioni:

• chi? è invariabile. Si usa per chiedere informazioni sull’identità di una persona.

Es. Chi verrà al cimema? Dimmi chi verrà al cinema.

• che? [cosa?] è invariabile. Si usa per chiedere informazioni su una cosa o su un fatto.

Es. Che ti è capitato? Dimmi che ti è capitato.

Nell’uso linguistico attuale è per lo più sostituito dall’espressione che cosa?, anche abbreviata in cosa? Gli eventuali aggettivi o participi riferiti a che?, che cosa? o cosa? si concordano al maschile singolare:

Esempi:

Che cosa è successo dopo l’incidente?

Cosa c’è di più allegro delle voci di bimbi che giocano?

• quale? quali? è invariabile nel genere. Si usa per chiedere informazioni sull’identità o sulla qualità di persone o cose. Quale può essere troncato in qual davanti a vocale.

Esempi:

Sono tutti film che hanno avuto buone recensioni. Quale preferisci?

Non vedo tuo nel gruppo. Qual è?

• quanto?, quanta?, quanti?, quante? si usa per chiedere informazioni sulla quantità o sul numero di persone o cose:

Es. Queste rose sono freschissime. Quante ne vuole?

I pronomi esclamativi

I pronomi esclamativi introducono una proposizione esclamativa, nella quale si dà espressione a un forte sentimento o a un moto di sorpresa.

Es. Che mi racconti!

Le forme chi, che, quanto possono essere usate come pronomi interrogativi o esclamativi.

Esempi

Chi si vede!

Che devo leggere!

Quanti sono ancora impreparati!


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Pronomi relativi (Italian Relative Pronouns)

Italian Relative Pronouns: (Text in Italian)

Il pronome relativo svolge contemporaneamente due funzioni: sostituisce un elemento della frase che lo precede e collega tra loro due proposizioni.

Es. Ho visto Marco che partiva per l’ufficio proprio in quell’istante.

Nel frase il pronome relativo che sostituisce la parola treno e collega in un unico periodo le due proposizioni:

a. Ho visto il treno;

b. Il treno partiva proprio in quell’istante.

I pronomi relativi sono tre: che, cui, il quale (la quale, i quali, le quali) e svolgono le seguenti funzioni:

• che: è invariabile ed equivale nel significato a il quale, la quale, i quali, le quali. Si colloca subito dopo il nome al quale si riferisce.

Può essere usato solo come soggetto o come complemento oggetto della proposizione che introduce. Quando è preceduto da una preposizione, è sostituito dalle forme il quale o cui:

Esempi:

Il ragazzo che (soggetto) entra è mio fratello.

Ho letto il libro che (complemento oggetto) mi hai prestato.

Ho controllato quel passo cui (=non è possibile in questo caso usare che) Marco faceva riferimento ieri.

Si considera invece corretto, anche se poco elegante, l’uso di che (al posto di in cui o nel quale) quando ha un valore temporale.

Es. La domenica è in giorno che (in cui, nel quale) mi alzo più tardi.

Preceduto da articolo determinativo, che può sostituire anche un’intera frase. In questo caso assume il significato di ‘la qual cosa’, ‘cosa che’.

Es. Giulio gli confesso che anche lui aveva trovato noioso il film, il che lo consolò molto.

• cui: è invariabile e può essere usato solo nella funzione di complemento indiretto. Per lo più è preceduto da una preposizione:

Esempi:

Lo scrittore, di cui si è parlato ieri, non è stato molto apprezzato dalla critica.

La guida, cui chiedemmo l’informazione, fu molto esauriente.

Quando si trova collocato tra l’articolo determinativo (o una preposizione articolata) e un nome, significa del quale, della quale, dei quali, delle quali.

Esempi:

Il professore, la cui preparazione era nota, non era molto amato dai suoi studenti.

Furono convocati i genitori degli studenti, il cui (= dei quali) profitto non era sufficiente.

• il quale, la quale, i quali, le quali: si accorda nel genere e nel numero col nome al quale si riferisce. Può svolgere la funzione di soggetto o di complemento indiretto (in questo caso è preceduto da una preposizione articolata):

Esempi:

Si avvisano tutti i viaggiatori, i quali (soggetto) intendano porgere un reclamo, che l’ufficio addetto chiude alle 13.00.

Quel bellissimo albero, sul quale (complemento indiretto) trovavano rifugio tanti uccelli, è stato abbattuto dal fulmine.

Si trova nella funzione di complemento oggetto solo quando dipende da un infinito o da un gerundio che facciano parte della frase relativa:

Es. In un’antica leggenda celtica si racconta di una pietra scolpita dagli dei, vedendo la quale (complemento oggetto) si riacquista la giovinezza.

Nell’uso linguistico attuale il pronome il quale tende ad essere sostituito da che e da cui. Il suo uso è tuttavia opportuno in questi casi:

– quando occorra precisare il numero e il genere per evitare ambiguità.

Es. Ho parlato col fratello di Luisa, che si sta laureando.

Se a laurearsi è Luisa, occorrerà usare la quale; se è suo fratello si userà il quale.

– quando nel periodi vi sono troppi che.

Esempi:

Ho visto il quadro che ha dipinto quel pittore che conosci, che purtroppo è morto così giovane.

Ho visto il quadro che ha dipinto quel pittore che conosci, il quale purtroppo è morto così giovane.

I pronomi relativi hanno alla base i corrispondenti pronomi latini qui, quae, quod. La forma cui deriva dal caso dativo cui dello stesso pronome latino.


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Pronomi indefiniti (Italian Indefinite Pronouns)

Italian Indefinite Pronouns (Text in Italian)

I pronomi indefiniti esprimono in modo generico e approssimativo l’identità della persona o la quantità delle persone e delle cose indicate dal nome che sottintendono o sostituiscono.

Es. Non uscirai con tutti i ragazzi del corso, ma solo con alcuni.

Nell’esempio alcuni è un pronome indefinito: indica in modo generico la quantità della cosa a cui rimanda (libri).

Molti pronomi indefiniti hanno forma, flessione e caratteristiche identiche a quelle degli aggettivi indefiniti. Sono:

alcuno

parecchio

alquanto poco (pochissimo, meno)

altro

tale

certo tanto (tantissimo)

ciascuno

taluno

diverso

troppo

altrettanto

tutto

molto (moltissimo, più)

veruno

nessuno

Esempi:

Molte (aggettivo indefinito) persone si dichiarano sportive, poche (pronome indefinito) praticano uno sport.

Tutti (aggettivo indefinito) i libri erano sul tavolo; alcuni (pronome indefinito) erano aperti.

Alla manifestazione parteciparono molti studenti, più (è il comparativo di molto) di quanti ne erano previsti.

Altri pronomi indefiniti hanno invece forme specifiche. Sono:

• alcunché: invariabile, si usa di solito in frasi negative e significa ‘niente’, ‘nulla’:

Es. Nonostante tante proposte, non fu concluso alcunché di utile.

• altri: invariabile, significa ‘un’altra persona’. Può essere usato solo in funzione di soggetto:

Es. Non spetta a me scrivere la lettera; altri lo farà.

• chiunque: invariabile, significa ‘qualunque persona’:

Es. A rubare il libro può essere stato chiunque.

• niente, nulla: invariabili, significano ‘nessuna cosa’.

Quando seguono il verbo, questo deve essere preceduto dalla negazione non.

L’aggettivo o il participio, che eventualmente si riferiscano a una di queste due forme, esigono l’accordo al maschile singolare.

Esempi:

Niente è più deleterio che rinunciare alla speranza.

Con tutto questo chiasso non sento nulla.

Non è stato fatto nulla per migliorare la viabilità.

• ognuno/a: indica ogni singola persona o cosa che fa parte di un gruppo:

Es. Verrà consegnata ad ognuno una tessera di riconoscimento.

• qualcosa (o qualche cosa): indica in modo indeterminato una o più cose. Qualcosa è invariabile: Es. Ho l’impressione che si sia saputo qualcosa del nostro progetto.

• qualcuno/a: può indicare in modo generico una persona.

Es. Ci sarà pure qualcuno che sia preparato!.

Può anche indicare una quantità generica, ma limitata, di persone o cose.

Esempi:

Sembra incredibile, ma qualcuno gli presta ancora fede.

Se ti piacciono queste tele te ne darò qualcuna.

In alcuni casi assume il significato di ‘una persona importante’.

Es. Come puoi pensare di diventare qualcuno, se non ti impegni?

• uno/a: indica in modo generico una persona; può anche assumere un valore impersonale.

Esempi

Quella è una che non bada a spese.

Uno deve pure pensare al proprio avvenire.

Quando è in correlazione col pronome altro, è sempre preceduto dall’articolo determinativo e ammette il plurale:

Es. Gli uni scelsero di studiare, gli altri se ne andarono a spasso.

E’ importante ricordare che uno/a, oltre che pronome indefinito, può essere:

– articolo indeterminativo: un ragazzo; una ragazza;

– aggettivo numerale cardinale: un quintale, un chilo;

– nome: l’uno è, per gli antichi filosofi, l’emanazione del tutto.

Altri pronomi indefiniti ora in disuso sono:

• chicchessia: significa ‘chiunque’ nelle frasi positive; ‘nessuno’ in quelle negative.

Esempi:

Il nostro non è un segreto. Puoi parlarne a chicchessia.

Questo riconoscimento non viene certo dato a chicchessia.

• checché: significa ‘qualunque cosa che’. E’ una forma arcaica, rinvenibile solo nei testi letterari:

Es. Penso sia un ottimo locale, checché tu ne dica.

Anche i pronomi indefiniti derivano dall’evoluzione di alcuni pronomi latini, spesso fusi insieme. Per esempio, alcuno deriva dall’unione dei pronomi latini alique(m) (= qualche) e unum (= uno); ciascuno deriva dalla fusione dei pronomi latini quisque (= ognuno) e unum; nulla, nessuno derivano dalla fusione di ne (=non) e ullus (=qualcuno)


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Pronomi dimostrativi (Italian Demostrative Pronouns)

Italian Demostrative Pronouns (Text in Italian)

I pronomi dimostrativi precisano l’identità o la posizione, nello spazio, nel tempo o nel discorso, della persona o della cosa indicate dal nome che sostituiscono.

Es. Non discutiamo di quella vecchia storia, ma di questa.

Nell’esempio questa è un pronome dimostrativo: indica la posizione nel tempo (quella = antecedente; questa = presente) della parola ‘storia’.

Tra i pronomi dimostrativi questo, codesto, quello corrispondono nella forma e nella flessione agli aggettivi dimostrativi; la loro funzione è però quella di sostituire il nome, non quella di accompagnarlo, come si è visto nell’esempio precedente.

Altri pronomi dimostrativi hanno invece forme specifiche. Sono:

• colui, colei, coloro: si usano solo per indicare persone e per lo più in coppia con il pronome relativo che, il quale, la quale, ecc. Sono utilizzati quasi esclusivamente nella lingua scritta, e possono essere sostituiti dalle forme quello, quella, quelli, ecc. o dal pronome chi.

Esempi:

Alzino la mano coloro che approvano il progetto.

Alzino la mano quelli che approvano il progetto.

Alzi la mano chi approva il progetto.

• costui, costei, costoro: si usano solo per indicare persone e spesso con una sfumatura negativa.

Es.  Non voglio farmi influenzare da quello che pensano gli altri, ma anche a me costoro non convincono proprio.

• questi, quegli: si possono usare solo per indicare persona maschile singolare e unicamente quando nella frase la persona è in funzione di soggetto; questi ha il significato di questo e quegli di quello. Il loro uso, ormai raro nella lingua d’uso, è prevalentemente letterario.

Esempi:

La professoressa continuava a parlare, ma questi abbassò gli occhi.

I soci del gruppo avrebbero voluto eleggerlo presidente, ma quegli era ormai privo di ogni ambizione.

• ciò: invariabile, è riferito a cosa. Significa questa/e cose, quella/e cose, ma può sostituire anche una forma verbale o un’intera frase. E’ spesso usato per introdurre il pronome relativo che.

Esempi:

Ciò (questa cosa) non ti riguarda.

E’ importante capire perché ha mentito, anzi ciò (= è importante capire) potrà essere risolutivo.

Vorrei tanto sapere ciò che succederà tra una settimana.

Quando ciò svolge nella frase la funzione di complemento, può essere sostituito da lo, ne, ci, vi.

Esempi:

Non dubitare: lo riferirò io ai tuoi amici (= riferirò ciò).

Era chiaro che non ne voleva più sapere (non voleva più sapere nulla di ciò).

Non avrai mai più una simile opportunità; pensaci bene (pensa bene a ciò).


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Pronomi possessivi (Italian Possessive Pronouns)

Italian Possessive Pronouns (Text in Italian)

I pronomi possessivi precisano il possessore di ciò che è indicato dal nome che sostituiscono.

Es. Il mio orologio segna l’ora esatta, non il tuo.

In questa frase tuo è un pronome possessivo: sostituisce la parola orologio e precisa, attraverso la seconda persona, chi ne è il possessore.

Le forme dei pronomi possessivi corrispondono a quelle degli aggettivi possessivi:

mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro, proprio, altrui.

Quando queste forme svolgono la funzione di pronome, sono sempre precedute dall’articolo determinativo o da una preposizione articolata:

Esempi:

Quell’uomo si occupa troppo degli affari altrui e trascura i propri.

Il pallone non è caduto nel nostro cortile, ma nel vostro.

I pronomi possessivi si accordano nel genere e nel numero con il nome che sostituiscono (e che indica la cosa posseduta).

Esempi:

Le vostre vigne sono state rovinate dalla grandine, ma non le nostre.

Non pensare ai doveri degli altri, ma ai tuoi.

I possessivi suo e loro, oltre a concordare nel genere e nel numero con il nome che sostituiscono, si accordano anche con il nome che indica il possessore: quando il possessore è uno solo, si usano le forme suo, sua, suoi, sue; quando i possessori sono più di uno, si usano le forme il loro, la loro, i loro, le loro.

Esempi:

Franco si preoccupava per la perdita di quel libro, perché non era suo.

Luca aveva con sé i compiti dei cugini, ma non i suoi.

Trattavano gli strumenti prestati da Giorgio come se fossero i loro.

In alcuni casi il pronome possessivo può essere sostantivato, assumendo significati particolari.

• al maschile singolare può significare ‘ciò che appartiene’, ‘i beni’:

Es. Un proverbio ammonisce: “A ciascuno il suo”.

• al femminile singolare può significare ‘opinione’:

Es. Ognuno voleva dire la sua a proposito della questione.

• al maschile plurale può significare ‘genitori’, ‘parenti’, ‘amici’…:

Es. Piero era senza i suoi.


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Pronomi riflessivi (Italian Reflexive Pronouns)

Italian Reflexive Pronouns. (Text in Italian)

I pronomi personali riflessivi

Si usano per formare la forma riflessiva dei verbi. Si riferiscono sempre al soggetto della proposizione in cui si trovano. Presentano le seguenti forme:

singolare plurale
prima persona mi ci
seconda persona ti vi
terza persona si, sé si, sé, loro

Per la prima e seconda persona singolare e plurale i pronomi personali usati come riflessivi sono le forme deboli mi, ti, ci, vi:

Es. Io mi pettino; tu ti pettini; noi ci pettiniamo; voi vi pettinate.

Per la terza persona riflessiva si può usare la forma debole si, tanto per il maschile quanto per il femminile, davanti al verbo (egli, essa si loda) o, a se si vuole mettere in rilievo il pronome, la forma forte sé, dopo il verbo, anche accompagnata da stesso/a e medesimo/a.

Davanti a stesso e medesimo il pronome personale sé perde l’accento: se stesso, se medesimo.

Es. Carlo si loda in continuazione.

Carlo loda se stesso in continuazione.

I pronomi ci, si e vi possono anche esprimere una reciprocità d’azione.

Es. Tenendoci per mano, ci incoraggiammo (uno incoraggiò l’altro) a poco a poco.

Le particelle mi, ti, ci, si, vi che accompagnano i verbi pronominali, come accorgersi, pentirsi, vergognarsi, non hanno valore riflessivo, ma fanno parte integrante del verbo.

Es. Io mi arrabbio; tu ti arrabbi; egli si arrabbia….


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Pronomi personali (Italian Subject and Object Pronouns)

Italian Subject and Object Pronouns (Text in Italian).

I pronomi personali indicano le diverse persone che intervengono in un processo comunicativo.

In particolare indicano:

• la persona che parla (prima persona);

• la persona a cui si parla ( seconda persona);

• la persona, animale o cosa di cui si parla (terza persona).

Sono variabili nel numero e, limitatamente alla terza persona singolare e plurale, anche nel genere.

Le loro forme si differenziano in rapporto alla funzione che svolgono nella frase:

• quando sono usati come soggetto hanno una sola forma:

io, tu, egli, esso, ella, essa, noi, voi, essi, esse;

• quando sono usati come complemento hanno due forme diverse:

1. forme toniche o forti, come me, te, sé, lui;

2. forme atone o deboli (in questo caso si appoggiano per la pronuncia al verbo che le precede o le segue) come gli, le, ne, mi, ti, si, li, vi.

Le forme atone possono precedere il verbo oppure unirsi ad esso formando un’unica parola.

Esempi:

A me interessa seguire quel corso.

Mi interessa seguire quel corso.

Le dirò quanto la stimo.

Intendo dirle quanto la stimo.

I pronomi personali possono essere usati anche in forma riflessiva, quando l’azione compiuta dal verbo ricade sul soggetto stesso che la compie.

Esempi:

Tu ti vesti (tu vesti te stesso).

io mi pettino (io pettino me stesso).

Ecco un quadro sintetico delle diverse forme.

Forma

in funzione di soggetto

in funzione di complemento

forma forte

forma debole

prima pers. sing.

io

me

mi

seconda pers. sing.

tu

te

ti

terza pers. sing. masch.

egli, esso

lui, sé

lo, gli, ne, si

terza pers. sing. femm.

ella, essa

lei, sé

la, le, ne, si

prima pers. plur.

noi

noi

ci

seconda pers. plur.

voi

voi

vi

terza pers. plur. masch.

essi

essi, loro, sé

li, ne, si

terza pers. plur. femm.

esse

esse, loro, sé

le, ne, si

Il pronome personale soggetto viene di solito omesso in quanto l’identificazione della persona è affidata alla desinenza verbale.

Es.: E’ molto tardi, [io] devo andare.

Il soggetto si trova espresso quando la voce verbale potrebbe determinare ambiguità; ad esempio nella frase: “Credo che abbia ragione”, il verbo “potrebbe” essere tanto di seconda quanto di terza persona. Se ci si vuole riferire alla seconda persona, è indispensabile inserire il pronome personale tu: “Credo che tu abbia ragione”.

La presenza del pronome personale serve inoltre a dare un particolare rilievo al soggetto:

Ad es. nella frase: “E’ molto tardi, io devo andare”, la presenza del pronome personale di prima persona indica la volontà di separare il comportamento di chi parla da quello degli altri, come se si dicesse: “E’ molto tardi, io devo andare [voi potete restare]”.

I pronomi tu, lei, voi, quando si usano per rivolgersi a una persona, oralmente o per scritto, si dicono allocutivi. In particolare il pronome lei, usato per interloquire con le persone di riguardo, viene detto pronome di cortesia; quando la persona a cui ci si rivolge è un uomo, il pronome lei deve essere concordato al maschile.

Es. Signor presidente, siamo onorati che lei sia venuto al nostro convegno!

Il pronome personale di prima persona singolare io deriva dal pronome latino ego (= io).

I pronomi personali soggetto

I pronomi di terza persona egli, lui, ella, lei si usano solo per indicare persone; esso, essa, essi, esse si possono riferire a persone, animali e cose; loro si riferisce sempre a persone.

Nell’uso attuale della lingua si tende a ridurre il numero delle forme del pronome di terza persona; il pronome soggetto ella è ormai di uso solo letterario, ed è sostituito normalmente da essa; è sempre più frequente anche l’uso come soggetto delle forme lui e lei, loro al posto di egli, essa, essi.

I pronomi personali soggetto io, tu, egli, ella, essi, esse, sono sostituiti dalle forme di pronomi complemento me, te, lui, lei, loro nei seguenti casi:

• quando sono in funzione di predicato

Esempi:

Se non fosse lei, direi che la sua decisione è incomprensibile.

Quando sorride, tua sorella sembra te.

Per la prima e seconda persona tuttavia si usano i pronomi soggetto io e tu quando c’è identità di persona tra il soggetto e il predicato.

Esempi:

Ti assicuro che sono stato io.

Da come ti sei comportato, non sembri tu.

Questa norma non si applica in presenza dell’aggettivo dimostrativo stesso.

Es. Cerca di essere te stesso.

• quando sono introdotti da come e quanto; in questo caso formano il termine di confronto:

Es. Vorrei che tutti fossero riconoscenti come te.

• in particolari forme di esclamazione prive di verbo

Es. Contenti loro!

• con alcune costruzioni col gerundio (solo alla terza persona) o col participio passato

Esempi:

Avendo lui rifiutato, offriamo a te questo lavoro.

Morto lui, la famiglia si sfaldò.

I pronomi personali soggetto di terza persona egli, ella, essi, esse sono sostituiti dalle forme di pronomi complemento lui, lei, loro nei seguenti casi:

• quando il pronome soggetto segue il verbo

Es. La partita si è risolta quando è entrato in campo lui.

• quando si vuole dare un particolare risalto al soggetto

Es.: Sono tranquillo: loro verranno.

• quando il pronome soggetto è preceduto da anche, neanche, nemmeno, neppure, pure, proprio

Esempi:

Nemmeno lui saprebbe trovare una soluzione.

Proprio loro erano le vittime di quell’incidente.

I pronomi personali complemento

Sono i pronomi personali che si usano in funzione di complemento oggetto, di complemento di termine o di altro complemento indiretto.

Per questi pronomi la scelta tra forme forti e forme deboli è discrezionale quando svolgano la funzione di complemento oggetto o di complemento di termine.

La forma forte, in genere, accentua il rilievo del pronome nella frase.

Esempi:

Ti dirò che cosa ho visto.

Dirò a te che cosa ho visto.

L’ ho riconosciuto dopo tanti anni.

Ho riconosciuto lui dopo tanti anni.

Per tutti i complementi introdotti da una preposizione è invece obbligatorio l’uso delle forme forti del pronome:

Esempi:

Verrò con te.

Non possiamo stare senza di loro.

Prenderò questo regalo per lei.

Nella terza persona, le forme forti lui, lei, loro si usano in riferimento a persona diversa dal soggetto; si usa sé quando la persona a cui il pronome si riferisce coincide con il soggetto:

Esempi:

Discuteremo con lui dell’intera questione.

Partì portando con sé ogni suo avere.

Il pronome gli deve essere usato solo nel significato di “a lui”; tuttavia attualmente è ammesso il suo uso al posto di “a loro”, mentre la sua utilizzazione al posto di ‘a lei’ è sempre scorretta.

Esempi:

Ho incontrato Fausto e gli ho riferito quanto mi avevi detto (forma corretta);

Ho incontrato Marina e le ho riferito quanto mi avevi detto (forma corretta);

Ho incontrato Marina e gli ho riferito quanto mi avevi detto. (forma errata);

Ho incontrato Marina e Fausto e gli ho riferito quanto mi avevi detto. (forma accettata).

Molte forme deboli dei pronomi personali sono usate in coppia; davanti a lo, la, le li, ne i pronomi mi, ti, ci, si, vi si modificano in me, te, se, ce, ve; il pronome gli assume la forma glie e si fonde in un’unica parola con il pronome che lo segue:

Esempi:

Ve lo ripeterò un’altra volta = Ripeterò a voi questa cosa un’altra volta.

Non posso nasconderglielo.

Le coppie di pronomi precedono in genere il verbo; lo seguono davanti a un imperativo, un gerundio, un participio, un infinito:

Esempi:

Non ci si raccapezzava più. Ripetimelo!

La doppia determinazione personale, o nominale e pronominale, è scorretta; non si possono cioè aggiungere pronomi personali senza una funzione sintattica.

Esempi:

A me mi consola il fatto che anche Francesco non è stato ammesso nella squadra (forma errata);

Mi consola il fatto che anche Francesco non è stato ammesso nella squadra (forma corretta);

A tuo padre non fargli sapere niente (forma errata);

Non far sapere niente a tuo padre (forma corretta).


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