Presente (indicativo)

L’indicativo: il presente

Indica un’azione, un fatto, un modo di essere che avvengono contemporaneamente al momento in cui si parla:

E.sempi:

Ho freddo.

Vedo he non cambi mai.

Il presente ammette però anche altri usi:

1) può indicare un evento collocato al di fuori del tempo e ritenuto sempre valido. Questo tipo di presente, chiamato presente atemporale, si usa in particolare:

– nei proverbi e nelle massime.

Esempi:

Chi si accontenta gode.

Chi trova un amico trova un tesoro.

– nelle leggi:

Esempio:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

– nelle definizioni scientifiche:

Esempi:

Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verticale di intensità pari al peso di una massa di fluido di forma e volume uguale a quella della parte immersa del corpo.

– nelle descrizioni geografiche:

Es. L’Italia è una penisola del Mediterraneo.

2) può indicare un’azione che si ripete abitualmente (presente abituale o di consuetudine).

Es. Ogni autunno la vendemmia ha inizio in molte regioni italiane.

3) può essere usato al posto del passato in alcuni contesti specifici. Questo uso è definito presente storico ed è funzionale a dare maggiore vivacità ed immediatezza al discorso.

I contesti nei quali è più frequente quest’uso sono:

– i testi narrativi e storici:

Es. Dopo lo scontro, Cesare, al fine di inseguire il resto dell’esercito elvetico, getta un ponte sulla Saona e così varca con l’esercito il fiume.

– i testi giornalistici e in particolare la cronaca:

Es. Continua anche oggi l’allerta maltempo.


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Verbos en italiano

Verbos en italiano. (Texto en italiano).

Sulla base della vocale tematica che caratterizza l’infinito, si distinguono tre gruppi di verbi:

1) verbi che all’infinito presentano la desinenza -are: appartengono alla prima coniugazione.

2) verbi che all’infinito presentano la desinenza -ere: appartengono alla seconda coniugazione;

3) verbi che all’infinito presentano la desinenza -ire: appartengono alla terza coniugazione.


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Congiunzioni (Conjunciones en italiano)

Conjunciones en italiano. (Texto en italiano).

Definizione, funzioni, classificazione

La congiunzione è una parte invariabile del discorso che serve a collegare tra loro due elementi di una frase o due frasi all’interno di un periodo, stabilendo tra loro rapporti precisi.

Esempi:

Le mani e i piedi.

Si stupiva che molti non lo ascoltassero.

Per quanto riguarda la forma, le congiunzioni si distinguono in:

– semplici: sono formate da una sola parola: anche, che, come, e, invece, ma, mentre, né, o, quando, se…

– composte: sono formate dalla fusione di due o più parole: affinché (al fine che), infatti (in fatti), inoltre (in oltre), perché (per che), poiché (poi che), nondimeno (non di meno), sebbene (se bene), tuttavia (tutta via) …

– locuzioni congiuntive: sono espressioni formate da più parole staccate tra loro: anche se, dal momento che, in modo che, nonostante che, ogni volta che, per la qual cosa…

Congiunzioni e avverbi hanno spesso forma identica, e non sempre è semplice distinguerli.

Tra le congiunzioni che si trovano più frequentemente anche in forma di avverbi, sono:

allora, altrimenti, anche, inoltre, neanche, nemmeno, neppure, per altro, pure.

Queste forme sono congiunzioni quando collegano tra loro parole di una frase o frasi di un periodo, avverbi quando modificano un verbo o un altra parte del discorso.

Esempi:

Tra tre anni sarai maggiorenne: allora potrai decidere che cosa fare della tua vita. (allora è congiunzione)

Se tu fossi vissuto allora, capiresti molte cose che ora ti sono incomprensibili. (allora è avverbio)

Ho fatto molto per te, anche se tu non lo vuoi riconoscere. (anche è congiunzione)

Vorremmo anche il dessert, per cortesia. (anche è avverbio)

Non so neppure se verranno. (neppure è congiunzione)

Non sognartelo neppure! (neppure è avverbio)

In relazione ai rapporti che stabiliscono tra le parti del discorso che collegano, le congiunzioni si distinguono in due tipi: coordinanti e subordinanti.

Le congiunzioni coordinanti

Le congiunzioni esercitano una funzione coordinante quando collegano logicamente due elementi di una frase o due proposizioni di un periodo mantenendoli sullo stesso piano sintattico.

Es. Gioco a tennis e a pallavolo.

Qui la congiunzione e collega due parole che hanno la stessa funzione logica.

Ieri sono andato a giocare a tennis e ho incontrato Giorgio.

In questo caso la congiunzione e collega due frasi che hanno la stessa funzione logica.

Le congiunzioni coordinanti si distinguono in:

• copulative: collegano due elementi del discorso (parole o frasi) accostandoli tra loro.

Possono essere:

– positive: anche, e, pure, inoltre, ecc.

Es. Mangiava e beveva allegramente.

– negative: né, neanche, nemmeno, neppure, ecc.

Es. Non l’ho trattato male, né lo ho offeso.

• disgiuntive: collegano due elementi del discorso (parole o frasi) ponendoli in alternativa o escludendone uno.

Sono: altrimenti, o, oppure, ovvero, ecc.

Es. Bisogna cambiare strategia, altrimenti non otterremo i risultati che ci auspichiamo.

Devi smetterla di fare domande inutili: o vieni con noi o resti a casa.

• avversative: collegano due elementi del discorso (parole o frasi) che si contrappongono.

Sono: anzi, bensì, eppure, invece, ma, nondimeno, però, peraltro, piuttosto, pure, tuttavia, ecc.

Es. Quel professore è molto preparato, eppure non sa comunicare.

La congiunzione ma può avere una funzione esclusiva, quando delle due cose poste in contrapposizione l’una esclude completamente l’altra, o modificante, quando le due cose messe a confronto non si escludono a vicenda, ma la seconda modifica solo parzialmente la prima.

Es. Non è andato a Padova, ma a Venezia.

Qui ma ha funzione esclusiva.

Marco è simpatico, ma a volte un po’ troppo esuberante.

In questo caso ma ha funzione modificante.

• conclusive: collegano due elementi del discorso (parole o frasi), il secondo dei quali esprime la conseguenza o la conclusione logica del primo.

Sono: allora, ebbene, perciò, pertanto, quindi, ecc.

Esempi:

Si mise a piovere a dirotto, perciò l’uscita venne rinviata .

Se ne è voluto andare da solo: allora lascialo andare.

• dichiarative (o esplicative): introducono un chiarimento o spiegano ciò che è stato detto in precedenza.

Sono: cioè, difatti, in effetti, infatti, ossia, vale a dire, ecc..

Es. Non c’era da stupirsi di tutto quel silenzio: in effetti le parole di Marco erano state molto dure.

• correlative: collegano due elementi del discorso (parole o frasi), mettendole in corrispondenza reciproca.

Sono: e… e, o … o, né … né, non solo … ma anche, sia … sia, sia, che … sia che…

Esempi:

Mi piacciono sia la carne, sia il pesce.

Non solo ti do ragione, ma ti appoggerò anche presso gli altri.

Le congiunzioni subordinanti

Le congiunzioni esercitano una funzione subordinante quando collegano due proposizioni mettendole in rapporto di dipendenza l’una dall’altra.

La frase introdotta dalla congiunzione è subordinata all’altra, che perciò è detta reggente.

Nella frase “Vedo che hai capito bene tutto” la congiunzione che collega la proposizione reggente “Vedo” alla proposizione subordinata “che hai capito bene tutto”.

Sulla base del tipo di collegamento che stabiliscono tra le proposizioni, le congiunzioni subordinanti si distinguono in:

• dichiarative: introducono una proposizione che precisa o completa il significato della reggente.

Sono: che, come.

Es. Ti assicuro / che ti sto dicendo la verità.

• finali: introducono una proposizione che indica lo scopo per cui avviene l’azione espressa dalla reggente.

Sono: perché, affinché, acciocché, ché …

Es. Ho fatto così / affinché la situazione si modificasse a tuo favore.

• causali: introducono una proposizione che stabilisce una relazione di causa con la reggente.

Sono: dal momento che, in quanto, perché, poiché, ecc.

Es. Sono uscito così tardi / perché ho dovuto sbrigare un sacco di faccende a casa.

• consecutive: introducono una proposizione che indica le conseguenze di quanto viene affermato nella reggente.

Sono: così … che, tanto… che, a tal punto … che, in modo tale … che…

Es. Era così stanco / che non voleva altro che tornare a casa.

• concessive: introducono una proposizione che indica una circostanza nonostante la quale si verifica quanto viene affermato nella reggente.

Sono: anche se, benché, nonostante, per quanto, quantunque, sebbene, ecc.

Es. Non era assolutamente pronto all’interrogazione / benché avesse studiato non poco.

• condizionali: introducono una proposizione che indica la condizione necessaria perché si verifichi quanto viene affermato nella reggente.

Sono: a patto che, a condizione che, posto che, purché, qualora, se, ecc.

Es. Verrò anch’io a Padova / purché non sopravvengano altri impegni..

• avversative: introducono una proposizione che esprime un fatto che si contrappone a quanto viene affermato nella reggente.

Sono: mentre, quando, laddove, ecc.

Es. Paolo si impegna molto / mentre Luigi non fa che perdere tempo dietro a sciocchezze.

• temporali : introducono una proposizione che indica un rapporto di tempo rispetto a quanto viene affermato nella reggente.

Sono: allorché, appena, finché, mentre, ogni volta che, quando, ogni volta che, prima che, sino a che, ecc.

Es. La gente si assiepava lungo le strade / mentre passavano i ciclisti.

• interrogative indirette e dubitative: introducono una proposizione che esprime una domanda indiretta o un dubbio.

Sono: come, perché, quando, quanto, se.

Es. Non so / come abbia potuto combinarti questa.

• comparative: introducono una proposizione che esprime un paragone con quanto viene affermato nella reggente.

Sono: così … come, meglio … che, meno … di quanto, più … che, piuttosto … che, tanto … quanto…

Es. Ho faticato meno / di quanto credessi.

• eccettuative e limitative: introducono una proposizione che esprime una limitazione o un’eccezione rispetto a quanto viene affermato nella reggente.

Sono: fuorché, per quello che, tranne che, salvo che, ecc.

Es. Sto bene / fuorché per quel piccolo strappo muscolare.

• modali: introducono una proposizione che chiarisce il modo in cui si compie l’azione espressa nella reggente.

Sono: come, come se, comunque, nel modo che, quasi, ecc

Es. Agirò / come mi detteranno le circostanze del caso.

• esclusive: introducono una proposizione che indica un’azione o una circostanza che vengono esclusi rispetto a quanto viene affermato nella reggente.

Sono: senza, senza che.

Es. Mi hai mentito a lungo / senza che per questo io ti voglio privare della mia amicizia.


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Pronomi relativi (Pronombres relativos en italiano)

Pronombres relativos en italiano (Texto en italiano)

Il pronome relativo svolge contemporaneamente due funzioni: sostituisce un elemento della frase che lo precede e collega tra loro due proposizioni.

Es. Ho visto Marco che partiva per l’ufficio proprio in quell’istante.

Nel frase il pronome relativo che sostituisce la parola treno e collega in un unico periodo le due proposizioni:

a. Ho visto il treno;

b. Il treno partiva proprio in quell’istante.

I pronomi relativi sono tre: che, cui, il quale (la quale, i quali, le quali) e svolgono le seguenti funzioni:

• che: è invariabile ed equivale nel significato a il quale, la quale, i quali, le quali. Si colloca subito dopo il nome al quale si riferisce.

Può essere usato solo come soggetto o come complemento oggetto della proposizione che introduce. Quando è preceduto da una preposizione, è sostituito dalle forme il quale o cui:

Esempi:

Il ragazzo che (soggetto) entra è mio fratello.

Ho letto il libro che (complemento oggetto) mi hai prestato.

Ho controllato quel passo cui (=non è possibile in questo caso usare che) Marco faceva riferimento ieri.

Si considera invece corretto, anche se poco elegante, l’uso di che (al posto di in cui o nel quale) quando ha un valore temporale.

Es. La domenica è in giorno che (in cui, nel quale) mi alzo più tardi.

Preceduto da articolo determinativo, che può sostituire anche un’intera frase. In questo caso assume il significato di ‘la qual cosa’, ‘cosa che’.

Es. Giulio gli confesso che anche lui aveva trovato noioso il film, il che lo consolò molto.

• cui: è invariabile e può essere usato solo nella funzione di complemento indiretto. Per lo più è preceduto da una preposizione:

Esempi:

Lo scrittore, di cui si è parlato ieri, non è stato molto apprezzato dalla critica.

La guida, cui chiedemmo l’informazione, fu molto esauriente.

Quando si trova collocato tra l’articolo determinativo (o una preposizione articolata) e un nome, significa del quale, della quale, dei quali, delle quali.

Esempi:

Il professore, la cui preparazione era nota, non era molto amato dai suoi studenti.

Furono convocati i genitori degli studenti, il cui (= dei quali) profitto non era sufficiente.

• il quale, la quale, i quali, le quali: si accorda nel genere e nel numero col nome al quale si riferisce. Può svolgere la funzione di soggetto o di complemento indiretto (in questo caso è preceduto da una preposizione articolata):

Esempi:

Si avvisano tutti i viaggiatori, i quali (soggetto) intendano porgere un reclamo, che l’ufficio addetto chiude alle 13.00.

Quel bellissimo albero, sul quale (complemento indiretto) trovavano rifugio tanti uccelli, è stato abbattuto dal fulmine.

Si trova nella funzione di complemento oggetto solo quando dipende da un infinito o da un gerundio che facciano parte della frase relativa:

Es. In un’antica leggenda celtica si racconta di una pietra scolpita dagli dei, vedendo la quale (complemento oggetto) si riacquista la giovinezza.

Nell’uso linguistico attuale il pronome il quale tende ad essere sostituito da che e da cui. Il suo uso è tuttavia opportuno in questi casi:

– quando occorra precisare il numero e il genere per evitare ambiguità.

Es. Ho parlato col fratello di Luisa, che si sta laureando.

Se a laurearsi è Luisa, occorrerà usare la quale; se è suo fratello si userà il quale.

– quando nel periodi vi sono troppi che.

Esempi:

Ho visto il quadro che ha dipinto quel pittore che conosci, che purtroppo è morto così giovane.

Ho visto il quadro che ha dipinto quel pittore che conosci, il quale purtroppo è morto così giovane.

I pronomi relativi hanno alla base i corrispondenti pronomi latini qui, quae, quod. La forma cui deriva dal caso dativo cui dello stesso pronome latino.


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Pronomi dimostrativi (Pronombres demostrativos en italiano)

Pronombres demostrativos en italiano (Texto en italiano)

I pronomi dimostrativi precisano l’identità o la posizione, nello spazio, nel tempo o nel discorso, della persona o della cosa indicate dal nome che sostituiscono.

Es. Non discutiamo di quella vecchia storia, ma di questa.

Nell’esempio questa è un pronome dimostrativo: indica la posizione nel tempo (quella = antecedente; questa = presente) della parola ‘storia’.

Tra i pronomi dimostrativi questo, codesto, quello corrispondono nella forma e nella flessione agli aggettivi dimostrativi; la loro funzione è però quella di sostituire il nome, non quella di accompagnarlo, come si è visto nell’esempio precedente.

Altri pronomi dimostrativi hanno invece forme specifiche. Sono:

• colui, colei, coloro: si usano solo per indicare persone e per lo più in coppia con il pronome relativo che, il quale, la quale, ecc. Sono utilizzati quasi esclusivamente nella lingua scritta, e possono essere sostituiti dalle forme quello, quella, quelli, ecc. o dal pronome chi.

Esempi:

Alzino la mano coloro che approvano il progetto.

Alzino la mano quelli che approvano il progetto.

Alzi la mano chi approva il progetto.

• costui, costei, costoro: si usano solo per indicare persone e spesso con una sfumatura negativa.

Es.  Non voglio farmi influenzare da quello che pensano gli altri, ma anche a me costoro non convincono proprio.

• questi, quegli: si possono usare solo per indicare persona maschile singolare e unicamente quando nella frase la persona è in funzione di soggetto; questi ha il significato di questo e quegli di quello. Il loro uso, ormai raro nella lingua d’uso, è prevalentemente letterario.

Esempi:

La professoressa continuava a parlare, ma questi abbassò gli occhi.

I soci del gruppo avrebbero voluto eleggerlo presidente, ma quegli era ormai privo di ogni ambizione.

• ciò: invariabile, è riferito a cosa. Significa questa/e cose, quella/e cose, ma può sostituire anche una forma verbale o un’intera frase. E’ spesso usato per introdurre il pronome relativo che.

Esempi:

Ciò (questa cosa) non ti riguarda.

E’ importante capire perché ha mentito, anzi ciò (= è importante capire) potrà essere risolutivo.

Vorrei tanto sapere ciò che succederà tra una settimana.

Quando ciò svolge nella frase la funzione di complemento, può essere sostituito da lo, ne, ci, vi.

Esempi:

Non dubitare: lo riferirò io ai tuoi amici (= riferirò ciò).

Era chiaro che non ne voleva più sapere (non voleva più sapere nulla di ciò).

Non avrai mai più una simile opportunità; pensaci bene (pensa bene a ciò).


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Pronomi personali (Pronombres personales en italiano)

Pronombres personales en italiano (Texto en italiano)

I pronomi personali indicano le diverse persone che intervengono in un processo comunicativo.

In particolare indicano:

• la persona che parla (prima persona);

• la persona a cui si parla ( seconda persona);

• la persona, animale o cosa di cui si parla (terza persona).

Sono variabili nel numero e, limitatamente alla terza persona singolare e plurale, anche nel genere.

Le loro forme si differenziano in rapporto alla funzione che svolgono nella frase:

• quando sono usati come soggetto hanno una sola forma:

io, tu, egli, esso, ella, essa, noi, voi, essi, esse;

• quando sono usati come complemento hanno due forme diverse:

1. forme toniche o forti, come me, te, sé, lui;

2. forme atone o deboli (in questo caso si appoggiano per la pronuncia al verbo che le precede o le segue) come gli, le, ne, mi, ti, si, li, vi.

Le forme atone possono precedere il verbo oppure unirsi ad esso formando un’unica parola.

Esempi:

A me interessa seguire quel corso.

Mi interessa seguire quel corso.

Le dirò quanto la stimo.

Intendo dirle quanto la stimo.

I pronomi personali possono essere usati anche in forma riflessiva, quando l’azione compiuta dal verbo ricade sul soggetto stesso che la compie.

Esempi:

Tu ti vesti (tu vesti te stesso).

io mi pettino (io pettino me stesso).

Ecco un quadro sintetico delle diverse forme.

Forma

in funzione di soggetto

in funzione di complemento

   

forma forte

forma debole

prima pers. sing.

io

me

mi

seconda pers. sing.

tu

te

ti

terza pers. sing. masch.

egli, esso

lui, sé

lo, gli, ne, si

terza pers. sing. femm.

ella, essa

lei, sé

la, le, ne, si

prima pers. plur.

noi

noi

ci

seconda pers. plur.

voi

voi

vi

terza pers. plur. masch.

essi

essi, loro, sé

li, ne, si

terza pers. plur. femm.

esse

esse, loro, sé

le, ne, si

Il pronome personale soggetto viene di solito omesso in quanto l’identificazione della persona è affidata alla desinenza verbale.

Es.: E’ molto tardi, [io] devo andare.

Il soggetto si trova espresso quando la voce verbale potrebbe determinare ambiguità; ad esempio nella frase: “Credo che abbia ragione”, il verbo “potrebbe” essere tanto di seconda quanto di terza persona. Se ci si vuole riferire alla seconda persona, è indispensabile inserire il pronome personale tu: “Credo che tu abbia ragione”.

La presenza del pronome personale serve inoltre a dare un particolare rilievo al soggetto:

Ad es. nella frase: “E’ molto tardi, io devo andare”, la presenza del pronome personale di prima persona indica la volontà di separare il comportamento di chi parla da quello degli altri, come se si dicesse: “E’ molto tardi, io devo andare [voi potete restare]”.

I pronomi tu, lei, voi, quando si usano per rivolgersi a una persona, oralmente o per scritto, si dicono allocutivi. In particolare il pronome lei, usato per interloquire con le persone di riguardo, viene detto pronome di cortesia; quando la persona a cui ci si rivolge è un uomo, il pronome lei deve essere concordato al maschile. 

Es. Signor presidente, siamo onorati che lei sia venuto al nostro convegno!

Il pronome personale di prima persona singolare io deriva dal pronome latino ego (= io).

I pronomi personali soggetto

I pronomi di terza persona egli, lui, ella, lei si usano solo per indicare persone; esso, essa, essi, esse si possono riferire a persone, animali e cose; loro si riferisce sempre a persone.

Nell’uso attuale della lingua si tende a ridurre il numero delle forme del pronome di terza persona; il pronome soggetto ella è ormai di uso solo letterario, ed è sostituito normalmente da essa; è sempre più frequente anche l’uso come soggetto delle forme lui e lei, loro al posto di egli, essa, essi.

I pronomi personali soggetto io, tu, egli, ella, essi, esse, sono sostituiti dalle forme di pronomi complemento me, te, lui, lei, loro nei seguenti casi:

• quando sono in funzione di predicato

Esempi:

Se non fosse lei, direi che la sua decisione è incomprensibile.

Quando sorride, tua sorella sembra te.

Per la prima e seconda persona tuttavia si usano i pronomi soggetto io e tu quando c’è identità di persona tra il soggetto e il predicato.

Esempi:

Ti assicuro che sono stato io.

Da come ti sei comportato, non sembri tu.

Questa norma non si applica in presenza dell’aggettivo dimostrativo stesso.

Es. Cerca di essere te stesso.

• quando sono introdotti da come e quanto; in questo caso formano il termine di confronto:

Es. Vorrei che tutti fossero riconoscenti come te.

• in particolari forme di esclamazione prive di verbo

Es. Contenti loro!

• con alcune costruzioni col gerundio (solo alla terza persona) o col participio passato

Esempi:

Avendo lui rifiutato, offriamo a te questo lavoro.

Morto lui, la famiglia si sfaldò.

I pronomi personali soggetto di terza persona egli, ella, essi, esse sono sostituiti dalle forme di pronomi complemento lui, lei, loro nei seguenti casi:

• quando il pronome soggetto segue il verbo

Es. La partita si è risolta quando è entrato in campo lui.

• quando si vuole dare un particolare risalto al soggetto

Es.: Sono tranquillo: loro verranno.

• quando il pronome soggetto è preceduto da anche, neanche, nemmeno, neppure, pure, proprio

Esempi:

Nemmeno lui saprebbe trovare una soluzione.

Proprio loro erano le vittime di quell’incidente.

I pronomi personali complemento

Sono i pronomi personali che si usano in funzione di complemento oggetto, di complemento di termine o di altro complemento indiretto.

Per questi pronomi la scelta tra forme forti e forme deboli è discrezionale quando svolgano la funzione di complemento oggetto o di complemento di termine.

La forma forte, in genere, accentua il rilievo del pronome nella frase.

Esempi:

Ti dirò che cosa ho visto.

Dirò a te che cosa ho visto.

L’ ho riconosciuto dopo tanti anni.

Ho riconosciuto lui dopo tanti anni.

Per tutti i complementi introdotti da una preposizione è invece obbligatorio l’uso delle forme forti del pronome:

Esempi:

Verrò con te.

Non possiamo stare senza di loro.

Prenderò questo regalo per lei.

Nella terza persona, le forme forti lui, lei, loro si usano in riferimento a persona diversa dal soggetto; si usa sé quando la persona a cui il pronome si riferisce coincide con il soggetto:

Esempi:

Discuteremo con lui dell’intera questione.

Partì portando con sé ogni suo avere.

Il pronome gli deve essere usato solo nel significato di “a lui”; tuttavia attualmente è ammesso il suo uso al posto di “a loro”, mentre la sua utilizzazione al posto di ‘a lei’ è sempre scorretta.

Esempi:

Ho incontrato Fausto e gli ho riferito quanto mi avevi detto (forma corretta);

Ho incontrato Marina e le ho riferito quanto mi avevi detto (forma corretta);

Ho incontrato Marina e gli ho riferito quanto mi avevi detto. (forma errata);

Ho incontrato Marina e Fausto e gli ho riferito quanto mi avevi detto. (forma accettata).

Molte forme deboli dei pronomi personali sono usate in coppia; davanti a lo, la, le li, ne i pronomi mi, ti, ci, si, vi si modificano in me, te, se, ce, ve; il pronome gli assume la forma glie e si fonde in un’unica parola con il pronome che lo segue:

Esempi:

Ve lo ripeterò un’altra volta = Ripeterò a voi questa cosa un’altra volta.

Non posso nasconderglielo.

Le coppie di pronomi precedono in genere il verbo; lo seguono davanti a un imperativo, un gerundio, un participio, un infinito:

Esempi:

Non ci si raccapezzava più. Ripetimelo!

La doppia determinazione personale, o nominale e pronominale, è scorretta; non si possono cioè aggiungere pronomi personali senza una funzione sintattica.

Esempi:

A me mi consola il fatto che anche Francesco non è stato ammesso nella squadra (forma errata);

Mi consola il fatto che anche Francesco non è stato ammesso nella squadra (forma corretta);

A tuo padre non fargli sapere niente (forma errata);

Non far sapere niente a tuo padre (forma corretta).


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Preposizioni (Preposiciones italianas)

Preposiciones italianas (Texto en italiano)

Le preposizioni proprie
Il termine proprie, col quale queste proposizione sono definite, deriva dal fatto che hanno una loro forma specifica. Possono svolgere solo la funzione di preposizione e sono:
di, a, da, in, con, su, per, fra (o tra).

Quando una preposizione propria è usata da sola si dice semplice.
Quando invece si combina con le diverse forme dell’articolo determinativo diventa una preposizione articolata e si accorda nel genere e nel numero con la parola alla quale si riferisce.

Le preposizioni articolate acquistano le seguenti forme.
Da a si formano: al, allo, alla, ai, agli, alle;
da di si formano: del, dello, della, dei, degli, delle;
da da si formano: dal, dallo, dalla, dai, dagli, dalle;
da in si formano: nel, nello, nella, negli, nelle;
da con si formano: col, collo, colla, coi, colle;
da su si formano: sul, sullo, sulla, sugli, sulle.

In alcune locuzioni avverbiali, come d’ora in poi, d’altra parte, la preposizione da perde la a finale; in altre si fonde con la parola alla quale si collega: davvero, dabbasso .

Tra e fra hanno la stessa funzione; la scelta tra l’una o l’altra forma è legata a motivi di eufonia, per evitare l’accostamento degli stessi suoni; così si preferisce dire “tra frequenti liti” anziché “fra frequenti liti” o “fra tre amici” anziché “tra tre amici”.

Le preposizioni improprie
Le preposizioni improprie sono parole che, pur possedendo altre funzioni grammaticali, sono usate anche come preposizioni.
Si tratta per lo più di:
– avverbi e aggettivi: accanto, attorno, avanti, contro, davanti, dietro, dopo, fuori, innanzi, intorno, lungo, oltre, presso, secondo, senza, sopra, sotto, su…
Es. Dopo cena andremo a teatro. (dopo è usato nella funzione di preposizione impropria).
Hanno detto che verranno dopo. (dopo è usato nella funzione di avverbio).
Secondo me, i tuoi amici hanno ragione. (secondo è usato nella funzione di preposizione impropria).
– forme verbali : si tratta di participi presenti o passati usati solo più, o prevalentemente, con questa funzione, come: dato, durante, eccetto, mediante, nonostante, stante, verso ….
Es.Sono stati tutti promossi, eccetto Luigi. Sono riusciti ad arrampicarsi mediante una lunga corda.

Le locuzioni prepositive
Le locuzioni prepositive sono espressioni formate dall’unione di una o più preposizioni con un’altra parola, in modo tale da costituire un tutto unico in funzione di preposizione.

Possono essere costituite da:
– preposizioni improprie in unione con preposizioni proprie: a fianco di, davanti a, insieme con, lungo il, oltre a, prima di, senza di, vicino a….
Es. Lungo il sentiero ho raccolto questi fiori.

– nomi preceduti e seguiti da preposizioni: a causa di, al cospetto di, a dispetto di, a favore di, in compagnia di, per mezzo di…
Es. Ha fatto il testamento a favore delle opere di beneficenza della sua città .

– avverbi, locuzioni avverbiali, verbi preceduti e/o seguiti da preposizioni proprie: conformemente a, contrariamente a, al di fuori di, al di qua di, a prescindere da…
Es. Contrariamente a quanto credevo, il tempo si è messo sul bello.


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Aggettivi indefiniti (Adjetivos indefinidos italianos)

Adjetivos indefinidos italianos (Texto en italiano)

Vengono usati per indicare una qualità o quantità di oggetti, cose o persone non definita.

  • Alcuni aggettivi hanno maschile, femminile, singolare e plurale:

alcuno, -a, alcuni, -e

altro, -a, altri, -e

altrettanto, -a, altrettanti, -e

diverso, -a, diversi, -e

parecchio, -a, parecchi, -e

molto, -a, molti, -e

poco, -a, pochi, -e

tanto, -a, tanti, -e

troppo, -a, troppi, -e

tutto, -a, tutti, -e

certi, -a, certi, -e

Molti pronomi indefiniti hanno forma, flessione e caratteristiche identiche a quelle degli aggettivi

indefiniti. Sono:

alcuno

parecchio

alquanto poco (pochissimo, meno)

altro

tale

certo tanto (tantissimo)

ciascuno

taluno

diverso

troppo

altrettanto

tutto

molto (moltissimo, più)

veruno

nessuno


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Aggettivi interrogativi ed esclamativi (Adjetivos interrogativos y exclamativos italianos)

Adjetivos interrogativos y exclamativos italianos (Texto en italiano)

Gli aggettivi interrogativi esprimono un dubbio o una richiesta di informazione in rapporto alla quantità, alla qualità, all’identità del nome al quale si riferiscono.

Gli aggettivi esclamativi danno espressione a un forte sentimento o a una sorpresa in riferimento alla quantità, alla qualità, all’identità del nome al quale si riferiscono.

maschile singolare

maschile plurale

femminile singolare

femminile plurale

che

che

che

che

quale

quali

quale

quali

quanto

quanti

quanta

quante

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Aggettivi possessivi (Adjetivos posesivos italianos)

Adjetivos posesivos italianos (Texto en italiano)

Questi aggettvi, oltre a precisare l’appartenenza, cioè a chi appartiene la persona, l’animale, la cosa indicati dal nome al quale sono riferiti, possono anche individuare una relazione di parentela, pertinenza, consuetudine.

Es. Mio fratello; i miei diritti, le mie abitudini.

Gli aggettivi possessivi concordano in genere e in numero con il sostantivo al quale si riferiscono, ad eccezione di loro, che è invariabile.

 

maschile

femminile

maschile

femminile

prima singolare

mio

mia

miei

mie

seconda singolare

tuo

tua

tuoi

tue

terza singolare

suo

sua

suoi

sue

prima plurale

nostro

nostra

nostri

nostre

seconda plurale

vostro

vostra

vostri

vostre

terza plurale

loro

loro

loro

loro

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