Verbos en italiano

mayo 07, 2017 - by admin - in Gramática italiana

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Verbos en italiano. (Texto en italiano).

Sulla base della vocale tematica che caratterizza l’infinito, si distinguono tre gruppi di verbi:

1) verbi che all’infinito presentano la desinenza -are: appartengono alla prima coniugazione.

2) verbi che all’infinito presentano la desinenza -ere: appartengono alla seconda coniugazione;

3) verbi che all’infinito presentano la desinenza -ire: appartengono alla terza coniugazione.

L’uso dei modi e dei tempi

L’uso dei modi e dei tempi: l’indicativo

L’indicativo è il modo della realtà; una voce verbale all’indicativo presenta un fatto, un’azione, un modo di essere come certi o ritenuti tali.

Es. Ogni giorno vado a fare una passeggiata.

Si articola in otto tempi, quattro semplici: presente, imperfetto, passato remoto, futuro semplice e quattro composti: passato prossimo, trapassato prossimo, trapassato remoto, futuro anteriore.

L’indicativo: il presente

Indica un’azione, un fatto, un modo di essere che avvengono contemporaneamente al momento in cui si parla:

E.sempi:

Ho freddo.

Vedo he non cambi mai.

Il presente ammette però anche altri usi:

1) può indicare un evento collocato al di fuori del tempo e ritenuto sempre valido. Questo tipo di presente, chiamato presente atemporale, si usa in particolare:

– nei proverbi e nelle massime.

Esempi:

Chi si accontenta gode.

Chi trova un amico trova un tesoro.

– nelle leggi:

Esempio:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

– nelle definizioni scientifiche:

Esempi:

Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verticale di intensità pari al peso di una massa di fluido di forma e volume uguale a quella della parte immersa del corpo.

– nelle descrizioni geografiche:

Es. L’Italia è una penisola del Mediterraneo.

2) può indicare un’azione che si ripete abitualmente (presente abituale o di consuetudine).

Es. Ogni autunno la vendemmia ha inizio in molte regioni italiane.

3) può essere usato al posto del passato in alcuni contesti specifici. Questo uso è definito presente storico ed è funzionale a dare maggiore vivacità ed immediatezza al discorso.

I contesti nei quali è più frequente quest’uso sono:

– i testi narrativi e storici:

Es. Dopo lo scontro, Cesare, al fine di inseguire il resto dell’esercito elvetico, getta un ponte sulla Saona e così varca con l’esercito il fiume.

– i testi giornalistici e in particolare la cronaca:

Es. Continua anche oggi l’allerta maltempo.

L’indicativo: l’imperfetto

Indica un’azione, un fatto, un modo di essere passati, considerati nel loro svolgimento e nella loro durata (azione durativa):

Es. La vacanza trascorreva piacevolmente.

Questo tipo di imperfetto è il tempo del passato caratteristico delle descrizioni; per questo è anche detto descrittivo.

L’imperfetto può anche:

1) indicare un’azione che si ripeteva abitualmente nel passato (imperfetto di consuetudine).

Es. Da piccolo giocavo in cortile con amici e fratelli.

2) indicare un’azione che si stava svolgendo nel passato quando ne avvenne un’altra (imperfetto di contemporaneità).

Es. Mentre si lavava le mani, il telefono squillò.

3) essere usato nelle narrazioni, al posto del passato remoto (imperfetto storico).

Es. Dopo molti vani tentativi, i ragazzi finalmente guadagnavano (= guadagnarono) il denaro sufficiente per organizzare delle feste.

Nella lingua parlata, l’imperfetto viene talvolta usato al posto del condizionale presente, soprattutto per dare un’impronta di cortesia a una richiesta o per esprimere un desiderio o un’eventualità (imperfetto desiderativo).

Es. Scusi, non volevo importunarla, ma ho davvero bisogno di parlarle.

Potevi almeno telefonarmi!

L’indicativo: il passato prossimo e il passato remoto

Il passato prossimo può indicare:

1) un’azione o un fatto avvenuti in un passato molto recente.

Es. Questa mattina ti ho visto mentre passavi sotto casa mia.

2) un’azione o un fatto avvenuti in un passato anche lontano, ma i cui effetti perdurano ancora nel presente.

Es. Ho imparato ad andare in bicicletta a quattro anni.

Il passato remoto indica un’azione o un evento collocati nel passato e intesi come in esso conclusi:

Esempi:

Mio padre costruì questa casa dieci anni fa.

I Romani edificarono quest’arco nel primo secolo dopo Cristo.

L’indicativo: il trapassato prossimo e il trapassato remoto

Il trapassato prossimo e il trapassato remoto sono definiti tempi relativi perché si usano in rapporto ad altri tempi.

In particolare:

1) il trapassato prossimo indica un’azione o un evento avvenuti prima di un altro fatto del passato e ad esso collegati.

Si trova tanto nelle proposizioni principali quanto nella subordinate, in rapporto all’imperfetto, al passato prossimo o al passato remoto.

Esempi:

La bambina piangeva perché la gatta l’aveva graffiata.

Visto che ormai il treno era partito, ho preso la corriera.

Era entrato in casa silenziosamente, ma il cane lo sentì e gli corse incontro.

2) il trapassato remoto indica un’azione o un evento avvenuti e conclusi nel passato, prima di un’altra azione o di un altro fatto.

Si trova solo in proposizioni subordinate introdotte da quando, dopo che, non appena, ecc. Il suo uso è oggi piuttosto raro.

Es. Quando ebbe compreso come stavano le cose, non parlò più. 121

L’indicativo: il futuro semplice e il futuro anteriore

Il futuro semplice indica un’azione o un evento che devono ancora accadere o giungere a compimento nel momento in cui si parla o scrive.

Es. L’anno prossimo mi trasferirò in un’altra città.

Il futuro semplice può anche assumere particolari sfumature di significato. Può essere infatti utilizzato per esprimere:

– un’approssimazione.

Es. Saranno due settimane che non esco di casa.

– un dubbio.

Es. Sarà proprio così?

– una concessione.

Es. Sarai anche fortunato, ma non continuare a tentare la sorte.

– un’esclamazione.

Es. Non crederai che fosse lei!

Il futuro anteriore indica un’azione o un evento che saranno già avvenuti (o dovranno avvenire) prima di un’altra azione futura.

Si tratta pertanto di un tempo relativo, che si usa in rapporto con un futuro semplice.

Es. Saremo rimborsati solo quando presenteremo la documentazione.

L’uso dei modi e dei tempi: il congiuntivo

Il congiuntivo è il modo verbale della soggettività: permette di esprimere azioni, stati, procedimenti del pensiero percepiti o presentati da chi parla o scrive come ipotizzabili, desiderabili, temuti, incerti, irreali.

Esempi:

Spero che questa faccenda si risolva presto (il fatto è presentato come auspicabile).

Se avessi attraversato quella strada, avrei visto l’insegna del ristorante (quel fatto viene presentato come qualcosa che non si è realizzato).

Non fosse arrivato il bidello! (viene esposto un fatto temuto).

Il congiuntivo si trova per lo più nelle proposizioni subordinate, ma può trovarsi anche nelle proposizioni indipendenti.

Nelle proposizioni indipendenti si usa il congiuntivo per esprimere:

– una possibilità o un dubbio.

Esempi:

Che sia vero quello che si racconta di Paolo?

Che sia questa la volta che Marco si sposi?

– un augurio o un desiderio.

Esempi:

Magari oggi pomeriggio non piovesse!

Almeno non ridesse così di me!

– un’esortazione, un invito, un ordine (congiuntivo esortativo).

In questa funzione sostituisce l’imperativo nelle voci mancanti

Esempì:

Facciamoci coraggio: non può essere andato poi così lontano.

Per cortesia, mi richiami domani mattina.

Mi faccia vedere i progetti della casa.

– una concessione o un’ammissione

Esempi:

Sia pur vera quella storia, non mi sembra il caso di dargli ascolto.

Si arrabbino pure, abbiamo ragioni da vendere.

– una sorpresa, seguita da esclamazione

Esempi:

Sapessi come mi ha trattato!

Vedessi quanti affreschi i quella chiesa così apparentemente insignificante!

Nelle proposizioni subordinate il congiuntivo si può trovare:

– dopo congiunzioni o locuzioni subordinanti come: a meno che, affinché, benché, perché purché, salvo che, sebbene, senza che, se, ecc.

Esempi:

A meno che non subentrino altri impegni, parlerò sicuramente domani con tuo padre.

Abbiamo fatto chiarezza sulla faccenda, perché non ci siano più dubbi da parte vostra.

Benché sappia che è molto difficile parlargli, farò un altro tentativo.

– in dipendenza da verbi che esprimono dubbio, domanda, desiderio, preghiera, richiesta, divieto, timore.

Esempi:

Mi domando se sia il caso di intervenire.

Dubito che si sia preparato come ha richiesto l’istruttore.

Tutti lo pregano perché ritorni a casa .

Temevo tanto che tu lo facessi!

– in dipendenza dal presente o dall’imperfetto dei verbi accadere, capitare, succedere (e simili) quando l’azione espressa è ritenuta possibile o abituale.

Esempi:

Succede anche a me che mi dimentichi aperta la porta, ma cerca di fare attenzione un’altra volta.

Capitava sempre a me che la sveglia non suonasse.

– dopo espressioni impersonali, costituite da un verbo impersonale o da una locuzione formata da un aggettivo, da un sostantivo o da un avverbio in unione con il verbo essere: bisogna che, è bene che, è necessario che, è giusto che, è una fortuna che, è un guaio che…

Esempi:

E’ un guaio che tu abbi aperso i tuoi ducomenti.

E’ giusto che abbia un risarcimento.

Bisogna che tu abbia pazienza con lui.

– in unione con gli aggettivi e pronomi indefiniti chiunque, qualunque, qualsiasi, con la congiunzione comunque, con l’avverbio dovunque.

Esempi:

Chiunque tu sia, non c’è bisogno di comportati in questo modo.

Di qualunque colore sia la sua pelle, rispettalo come un tuo simile.

Dovunque vada, riuscirò a trovarti.

Il modo congiuntivo si articola in quattro tempi: due semplici (presente e imperfetto) e due composti (passato e trapassato).

Il presente esprime un dubbio, un’ipotesi, un desiderio, una concessione considerati possibili nel momento in cui si parla o si scrive.

Es. Possa presto andarsene a farsi benedire!

Alla terza persona può esprimere un’esortazione o un ordine.

Es. Mi porti un’altra porzione di carne, per favore!

Nelle proposizioni subordinate il presente congiuntivo esprime la contemporaneità dell’azione in dipendenza di un presente o di un futuro.

Esempi:

Spero che tu non gliene abbia parlato.

Nessuno crederà che tu non lo sapessi.

L’imperfetto esprime un dubbio, un’ipotesi, un desiderio, una speranza la cui realizzazione è data come impossibile o che si teme non abbia luogo.

Esempi:

Non l’avessi mai incontrato!

Fosse meno stupido!

Nelle proposizioni subordinate esprime:

– contemporaneità rispetto a un passato:

Es. Il direttore espose la sua relazione senza che nessuno la interrompesse.

– anteriorità di un’azione rispetto a un presente nella proposizione reggente:

Es. Credo che allora vivesse all’estero.

– posteriorità o contemporaneità, rispetto all’azione espressa nella proposizione reggente, se il verbo di quest’ ultima è al condizionale presente o passato.

Esempi:

Vorrei che non ci fossero problemi tecnici con la caldaia.

Avrei preferito che lo sentissi tu per primo.

Il passato esprime un dubbio o una possibilità riferiti al passato (di solito in forma di domanda).

Esempi:

Che se la sia presa?

Che abbia capito male l’’indirizzo?

Nelle proposizioni subordinate indica anteriorità rispetto al presente o al futuro.

Esempi:

Sono incerto se abbiate capito la spiegazione.

Penserà che tu sia uscita per non incontrarlo.

Il trapassato esprime un dubbio o una possibilità, riferiti al passato, che non si sono realizzati.

Es. Ah, se avessimo letto con maggiore attenzione l’articolo del giornale!

Nelle proposizioni subordinate esprime anteriorità rispetto a un tempo passato della reggente.

Es. Ero convinto che tu fossi già partito.

L’uso dei modi e dei tempi: il condizionale

Il modo condizionale esprime un’azione, un fatto, un modo di essere, realizzabili solo a condizione che se ne verifichi un altro.

Es. Se tacesse, potrebbero intervenire anche gli altri.

Quando è usato da solo, non in dipendenza da altri verbi, può esercitare anche altre funzioni. In particolare lo si usa:

– per presentare un evento in forma di eventualità.

Esempi:

Si assumerebbe questa responsabilità se tu glielo chiedessi.

Responsabile dell’episodio sarebbe l’addetto alla sicurezza.

I conti si pareggerebbero con il versamento di una somma modesta.

– per esporre un dubbio o un desiderio.

Esempi:

Che cosa potrei dire adesso?

Vorrei tanto non trovarmi in una situazione così.

– per conferire a un’affermazione un valore non perentorio.

Es. Consiglierei di prendere la strada a sinistra.

– nelle formule di cortesia.

Esempi:

Le spiacerebbe indicarmi il Cinema Edera?

Avrei gradito una sua cortese risposta.

Si articola in due tempi: il presente ( tempo semplice) e il passato (tempo composto):

Il presente

Oltre che nei casi precedentemente esaminati (quando si trova da solo), il suo uso più frequente è nell’apòdosi di un periodo ipotetico, dove esprime un’azione o un fatto che si potrebbero verificare nel presente a condizioni che si verifichi (o che si sia verificato) un altro evento:

Esempi:

Ti darei un consiglio, se conoscessi bene la persona con cui devi trattare.

Tutta questa faccenda si risolverebbe se tu fossi un po’ più ragionevole.

Il passato

Oltre che nei casi precedentemente esaminati (quando si trova da solo), si usa:

– nell’apòdosi di un periodo ipotetico, dove esprime un’azione o un fatto che si sarebbe verificato nel passato a condizione che se ne fosse verificato un altro.

Esempi:

Non ti avrei dato quel consiglio, se avessi conosciuto meglio la situazione.

Tutta questa situazione non si sarebbe creata, se avesse fatto un po’ più di atttenzione.

– per indicare un’azione successiva a quella presentata nella proposizione principale, quando si trovi in proposizioni subordinate in dipendenza da un passato.

Es. Mi assicurò che il libro sarebbe stato restituito il giorno seguente.

L’uso dei modi e dei tempi: l’imperativo

Il modo imperativo esprime un ordine, un’esortazione, una preghiera, un invito o un divieto.

Ha un solo tempo, il presente (è evidente che non si possono dare ordini o divieti per il passato), che si coniuga in due sole persone: la seconda singolare e la seconda plurale. Per le altre persone è sostituito dal congiuntivo esortativo:

Esesmpi:

Prendi quel piatto sopra il tavolo!

Leggete per la prossima settimana gli articoli che vi ho segnalato!

Nella forma negativa la seconda persona singolare è sostituita dall’infinito preceduto dalla negazione non.

Es. Non venire senza avvisarmi prima!

Per esprimere un ordine che dovrà essere eseguito in futuro, si usa l’indicativo futuro:

Es. Ritirerete i biglietti all’ufficio di via Verdi!

I modi indefiniti

L’infinito

I modi indefiniti sono tre: infinito, participio, gerundio.

L’infinito è il modo verbale più indeterminato: esprime il semplice significato del verbo (evento, azione, stato).

Es. Superare l’esame: ecco il mio unico proposito.

Come tutti i modi indefiniti è contemporaneamente una forma verbale e una forma nominale; può essere usato pertanto in funzione di verbo e in funzione di nome.

Ha due tempi, il presente (tempo semplice), e il passato (tempo composto).

Es. Superare = infinito presente; aver superato = infinito passato.

In funzione di verbo può essere usato nelle proposizioni indipendenti, per esprimere:

– dubbio

Es. Che decisione prendere?

– sorpresa

Es. Aver fatto tutto ciò per nulla!

– desiderio

Es. Vincere quel biglietto della lotteria!

– ordini o divieti

Es. Procedere con cautela!

Non insistere in questa richiesta.

Un uso particolare dell’infinito si ha nelle narrazioni, quando, per dare immediatezza al discorso viene collocato al posto di un tempo finito, facendolo precedere dall’avverbio ecco o dalla preposizione a.

Esempi:

Ecco apparire all’orizzonte una montagna innevata.

Tutti a ridere, mentre lo sventurato scivolava sul gradino.

L’infinito in funzione di verbo si usa però soprattutto nelle proposizioni subordinate implicite.

L’infinito presente indica un’azione contemporanea o successiva, rispetto a quella della proposizione reggente; il passato indica un’azione anteriore rispetto a quella della proposizione reggente:

Esempi:

Era convinto di fare quanto era giusto.

Gli comandò di riunire i soldati.

Temo di aver smarrito il documento.

Quando esercita la funzione di nome, l’infinito può essere preceduto dall’articolo o da una preposizione articolata, o modificato da un avverbio.

Esempi:

Andare a pesca è la sua passione preferita.

Il saper parlare a tempo debitori eviterà altri problemi.

Nel piangere c’è una grande consolazione.

Chiedere insistentemente non risolverà il problema.

In alcuni casi il valore nominale dell’infinito si è talmente diffuso nell’uso linguistico da essere percepito come un vero e proprio nome; ciò è accaduto, ad esempio, agli infiniti potere, dovere, piacere, che sono comunemente accompagnati da aggettivi (cosa impossibile per un verbo).

Es. Un potere senza limiti, un dovere pesante, un piacere passeggero.

Il participio passato

Il participio è una forma nominale del verbo che, come suggerisce il nome, ‘partecipa’ anche delle caratteristiche dell’aggettivo. Esprime infatti il significato del verbo come se fosse una ‘qualità’ di un nome, dal quale dipende e col quale concorda nel genere e nel numero.

Es. Quello è una persona inconsistente.

Se consideriamo il ruolo che il participio svolge nella frase, possiamo facilmente rilevare le sue due funzioni, di verbo e di aggettivo:

Es. Le persone registrate all’anagrafe devono recarsi all’Ufficio Elettorale.

Il participio “registrate” svolge la funzione di verbo: equivale all’espressione ‘che si sono registrate’ e regge il complemento indiretto ‘all’Ufficio Elettorale’, ma concorda per genere e per numero col nome persone, come un aggettivo.

Lo stesso avviene con il participio presente, che però è usato assai raramente nella funzione di verbo:

Es. Le acque defluenti (= che defluiscono) dalle montagne non erano state canalizzate in modo efficace all’interno dei centri cittadini.

Molti participi hanno perso il valore originario di voci verbali e sono oggi usati come nomi: insegnante, cantante, combattente, data, visto

Esempi:

Non gli è stato rinnovato il visto.

Per quella data non sarò più qui.

Il participio si articola in due tempi semplici, il presente e il passato.

Mentre il participio presente ha sempre valore attivo, il participio passato ha valore attivo nei verbi intransitivi, valore passivo nei verbi transitivi:

Esempi:

Sorpreso sul luogo, non seppe dare spiegazioni convincenti.

Quel tipografo, assunto l’anno scorso, è già riuscito ad avere incarichi di responsabilità.

Unito agli ausiliari avere e essere, il participio passato forma i tempi composti dei verbi transitivi e intransitivi:

Esempi:

Hai pianto.

Siamo venuti subito.

Unito all’ausiliare essere forma la coniugazione passiva dei verbi transitivi.

Esempi:

Tu sei stimato.

Ecco le norme di più comune applicazione nella concordanza del participio passato col nome al quale si riferisce:

– nei tempi composti con l’ausiliare essere (tanto per i verbi che lo usano nella forma attiva, quanto nella forma passiva), concorda in genere e numero col soggetto:

Esempi:

La due ragazza sono accorse subito a consolare l’amica.

I due ragazzi sono stati ripresi dal maestro.

– nei tempi composti con l’ausiliare avere resta di norma invariato. Se però il complemento oggetto precede il verbo, il participio può concordare con esso. Quando il complemento oggetto è costituito dai pronomi di terza persona lo, la, li, le, il participio si accorda obbligatoriamente col pronome:

Esempi:

Ho registrato tutti i tuoi interventi.

Avete visto i film che vi ho portati (ma anche “portato”)?

L’ho incontrato oggi pomeriggio e quasi non lo riconoscevo.

– con i verbi riflessivi apparenti può concordare sia col soggetto sia col complemento oggetto:

Esempi:

Dopo aver finito il lavoro si è lavato la faccia.

Dopo aver finito il lavoro si è lavata la faccia.

La funzione aggettivale del participio passato può rendere difficile la sua distinzione da un aggettivo vero e proprio.

Per distinguere le due parti del discorso, bisogna chiedersi se la parola in esame indica una condizione o uno stato: in questo caso è un aggettivo. Se indica invece un’azione si tratta di un participio passato.

Esempi:

Oggi la scuola è chiusa.

Chiusa” indica uno stato, ed è un aggettivo;

La scuola è chiusa ogni sera dalla bidella.

E’ chiusa” indica un’azione, chiusa è il participio passato del verbo chiudere che, in unione col verbo essere, forma il presente passivo del verbo chiudere. 132

Il gerundio

Il gerundio, che si usa solo in proposizioni dipendenti implicite, indica un’azione, un fatto, un modo di essere mettendoli in rapporto con l’evento espresso dalla proposizione reggente.

Es. Proseguendo (= se prosegui) con questo metodo, non otterrai nessun risultato.

Il gerundio è privo di desinenza; non è quindi possibile individuare chi compie l’azione da esso espressa.

Per questo assume di norma lo stesso soggetto della proposizione reggente.

Es. Continuando (se voi continuerete) in questo modo, farete una brutta fine.

Quando il soggetto del gerundio è diverso da quello della proposizione reggente deve essere sempre esplicitato.

Es. Essendo venuta Laura (soggetto del gerundio) a conoscenza della cosa, la trattai (soggetto: io) con ogni attenzione.

Il gerundio si articola in due tempi, il presente (tempo semplice) e il passato (tempo composto).

Lodando = gerundio presente; avendo lodato = gerundio passato

Il gerundio presente indica contemporaneità rispetto all’azione espressa dalla proposizione reggente.

Es. Passeggiando lungo il molo ho visto molti pescatori.

Il gerundio presente può essere utilizzato anche in proposizioni indipendenti, quando forma una perifrasi con i verbi stare e andare.

In particolare:

– col verbo stare esprime un’azione colta in un determinato momento (azione durativa):

Es. Stai studiando da un’ora senza capire nulla.

– con il verbo andare esprime un’azione che si sta sviluppando (azione progressiva):

Es. Progressivamente va risolvendo i suoi problemi.

Il gerundio passato indica anteriorità rispetto all’azione espressa dalla proposizione reggente:

Es. Avendo provato tutte le combinazioni, ora non restava altro che chiamare il tecnico.

Nel gerundio passato dei verbi intransitivi che usano l’ausiliare essere, il participio passato concorda in genere e in numero col soggetto.

Avendo totalizzato il medesimo punteggio i due equipaggi dovettero confrontarsi nuovamente.

Il termine gerundio deriva dalla parola latina gerundium, coniata sulla base del verbo gerere (= fare), che contiene in sé il significato di: “modo verbale indicante l’azione da fare”.

La coniugazione dei verbi: i verbi ausiliari e le tre coniugazioni

La coniugazione dei verbi: i verbi ausiliari

I verbi ausiliari essere e avere presentano una coniugazione propria, non riconducibile ad alcuna delle tre coniugazioni regolari.

Nella coniugazione dei verbi essere e avere si possono rilevare le seguenti particolarità:

– l’imperativo ha una forma propria solo per la seconda persona singolare; nelle altre persone è sostituito dal congiuntivo presente, che assume un valore esortativo.

Esempi:

Leggano l’articolo che vi ho segnalato!

Sii forte!

– il participio presente di essere, essente, non è usato. Anche ente è considerato una forma di participio presente del verbo essere, ma ha perso il suo valore verbale ed è usato solo come sostantivo.

Es. Un ente (= istituzione) senza fini di lucro.

– Il participio presente di avere, avente, viene usato solo nel linguaggio giuridico – burocratico.

Es. Gli aventi diritto al risarcimento del biglietto compilino il modulo in distribuzione allo sportello.

– il participio passato del verbo essere, stato, è in realtà una voce del verbo stare, che ha sostituito l’antica forma del verbo essere suto (da essuto).

 

 

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