Presente (indicativo)

L’indicativo: il presente

Indica un’azione, un fatto, un modo di essere che avvengono contemporaneamente al momento in cui si parla:

E.sempi:

Ho freddo.

Vedo he non cambi mai.

Il presente ammette però anche altri usi:

1) può indicare un evento collocato al di fuori del tempo e ritenuto sempre valido. Questo tipo di presente, chiamato presente atemporale, si usa in particolare:

– nei proverbi e nelle massime.

Esempi:

Chi si accontenta gode.

Chi trova un amico trova un tesoro.

– nelle leggi:

Esempio:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

– nelle definizioni scientifiche:

Esempi:

Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verticale di intensità pari al peso di una massa di fluido di forma e volume uguale a quella della parte immersa del corpo.

– nelle descrizioni geografiche:

Es. L’Italia è una penisola del Mediterraneo.

2) può indicare un’azione che si ripete abitualmente (presente abituale o di consuetudine).

Es. Ogni autunno la vendemmia ha inizio in molte regioni italiane.

3) può essere usato al posto del passato in alcuni contesti specifici. Questo uso è definito presente storico ed è funzionale a dare maggiore vivacità ed immediatezza al discorso.

I contesti nei quali è più frequente quest’uso sono:

– i testi narrativi e storici:

Es. Dopo lo scontro, Cesare, al fine di inseguire il resto dell’esercito elvetico, getta un ponte sulla Saona e così varca con l’esercito il fiume.

– i testi giornalistici e in particolare la cronaca:

Es. Continua anche oggi l’allerta maltempo.


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I Verbi

I Verbi italiani, sulla base della vocale tematica che caratterizza l’infinito, si distinguono tre gruppi di verbi:

1) verbi che all’infinito presentano la desinenza -are: appartengono alla prima coniugazione.

2) verbi che all’infinito presentano la desinenza -ere: appartengono alla seconda coniugazione;

3) verbi che all’infinito presentano la desinenza -ire: appartengono alla terza coniugazione.


 

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Particella ne

Le funzioni della particella ne

Le funzioni più comuni di ne sono quelle di:

• particella pronominale

In questa funzione può sostituire:

– i pronomi personali complemento di terza persona singolare e plurale (lui, lei, loro, essi, esse):

Es.empi:

Ho conosciuto quello scrittore e ne (= di lui) sono rimasta ben impressionata.

Ho rivisto quel giovane medico e ne ( = di esso) ho tratto la stessa tua impressione.

– i pronomi dimostrativi questo, questa, quello, quella, quelle, introdotti dalle preposizioni di e da:

Es. Sono affascinato dalle monete antiche; purtroppo è molto difficile averne ( = di queste) una ben conservata.

– il pronome dimostrativo ciò:

Es. Quest’estate potremmo trascorrere le vacanze insieme; che cosa ne ( = di ciò) dici?

• avverbio di luogo

In questa funzione assume il significato di: “da, di qui”; “da, di qua”; “da, di lì”; “da, di là”:

Esempi:

Quell’uomo lavora otto ore in ufficio e ne (= di là) esce tardissimo.

E’ da mezz’ora che sei in bagno; quando ne (= di lì) uscirai?

• valore rafforzativo

Si verifica in alcune espressioni proprie della lingua parlata:

Esempi:

Ne ha fatte di malefatte!

Ne sa una più del diavolo.

Ne ha sulla coscienza di cose!

Nella lingua scritta formale è consigliabile evitare quest’uso:

Esempi:

Forma corretta: Ho già sentito molte scuse come queste.

Forma da evitare: Di scuse come questa ne ho già sentite molte.


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Congiunzioni

Le Congiunzioni: Definizione, funzioni, classificazione

La congiunzione è una parte invariabile del discorso che serve a collegare tra loro due elementi di una frase o due frasi all’interno di un periodo, stabilendo tra loro rapporti precisi.

Esempi:

Le mani e i piedi.

Si stupiva che molti non lo ascoltassero.

Per quanto riguarda la forma, le congiunzioni si distinguono in:

– semplici: sono formate da una sola parola: anche, che, come, e, invece, ma, mentre, né, o, quando, se…

– composte: sono formate dalla fusione di due o più parole: affinché (al fine che), infatti (in fatti), inoltre (in oltre), perché (per che), poiché (poi che), nondimeno (non di meno), sebbene (se bene), tuttavia (tutta via) …

– locuzioni congiuntive: sono espressioni formate da più parole staccate tra loro: anche se, dal momento che, in modo che, nonostante che, ogni volta che, per la qual cosa…

Congiunzioni e avverbi hanno spesso forma identica, e non sempre è semplice distinguerli.

Tra le congiunzioni che si trovano più frequentemente anche in forma di avverbi, sono:

allora, altrimenti, anche, inoltre, neanche, nemmeno, neppure, per altro, pure.

Queste forme sono congiunzioni quando collegano tra loro parole di una frase o frasi di un periodo, avverbi quando modificano un verbo o un altra parte del discorso.

Esempi:

Tra tre anni sarai maggiorenne: allora potrai decidere che cosa fare della tua vita. (allora è congiunzione)

Se tu fossi vissuto allora, capiresti molte cose che ora ti sono incomprensibili. (allora è avverbio)

Ho fatto molto per te, anche se tu non lo vuoi riconoscere. (anche è congiunzione)

Vorremmo anche il dessert, per cortesia. (anche è avverbio)

Non so neppure se verranno. (neppure è congiunzione)

Non sognartelo neppure! (neppure è avverbio)

In relazione ai rapporti che stabiliscono tra le parti del discorso che collegano, le congiunzioni si distinguono in due tipi: coordinanti e subordinanti.

Le congiunzioni coordinanti

Le congiunzioni esercitano una funzione coordinante quando collegano logicamente due elementi di una frase o due proposizioni di un periodo mantenendoli sullo stesso piano sintattico.

Es. Gioco a tennis e a pallavolo.

Qui la congiunzione e collega due parole che hanno la stessa funzione logica.

Ieri sono andato a giocare a tennis e ho incontrato Giorgio.

In questo caso la congiunzione e collega due frasi che hanno la stessa funzione logica.

Le congiunzioni coordinanti si distinguono in:

• copulative: collegano due elementi del discorso (parole o frasi) accostandoli tra loro.

Possono essere:

– positive: anche, e, pure, inoltre, ecc.

Es. Mangiava e beveva allegramente.

– negative: né, neanche, nemmeno, neppure, ecc.

Es. Non l’ho trattato male, né lo ho offeso.

• disgiuntive: collegano due elementi del discorso (parole o frasi) ponendoli in alternativa o escludendone uno.

Sono: altrimenti, o, oppure, ovvero, ecc.

Es. Bisogna cambiare strategia, altrimenti non otterremo i risultati che ci auspichiamo.

Devi smetterla di fare domande inutili: o vieni con noi o resti a casa.

• avversative: collegano due elementi del discorso (parole o frasi) che si contrappongono.

Sono: anzi, bensì, eppure, invece, ma, nondimeno, però, peraltro, piuttosto, pure, tuttavia, ecc.

Es. Quel professore è molto preparato, eppure non sa comunicare.

La congiunzione ma può avere una funzione esclusiva, quando delle due cose poste in contrapposizione l’una esclude completamente l’altra, o modificante, quando le due cose messe a confronto non si escludono a vicenda, ma la seconda modifica solo parzialmente la prima.

Es. Non è andato a Padova, ma a Venezia.

Qui ma ha funzione esclusiva.

Marco è simpatico, ma a volte un po’ troppo esuberante.

In questo caso ma ha funzione modificante.

• conclusive: collegano due elementi del discorso (parole o frasi), il secondo dei quali esprime la conseguenza o la conclusione logica del primo.

Sono: allora, ebbene, perciò, pertanto, quindi, ecc.

Esempi:

Si mise a piovere a dirotto, perciò l’uscita venne rinviata .

Se ne è voluto andare da solo: allora lascialo andare.

• dichiarative (o esplicative): introducono un chiarimento o spiegano ciò che è stato detto in precedenza.

Sono: cioè, difatti, in effetti, infatti, ossia, vale a dire, ecc..

Es. Non c’era da stupirsi di tutto quel silenzio: in effetti le parole di Marco erano state molto dure.

• correlative: collegano due elementi del discorso (parole o frasi), mettendole in corrispondenza reciproca.

Sono: e… e, o … o, né … né, non solo … ma anche, sia … sia, sia, che … sia che…

Esempi:

Mi piacciono sia la carne, sia il pesce.

Non solo ti do ragione, ma ti appoggerò anche presso gli altri.

Le congiunzioni subordinanti

Le congiunzioni esercitano una funzione subordinante quando collegano due proposizioni mettendole in rapporto di dipendenza l’una dall’altra.

La frase introdotta dalla congiunzione è subordinata all’altra, che perciò è detta reggente.

Nella frase “Vedo che hai capito bene tutto” la congiunzione che collega la proposizione reggente “Vedo” alla proposizione subordinata “che hai capito bene tutto”.

Sulla base del tipo di collegamento che stabiliscono tra le proposizioni, le congiunzioni subordinanti si distinguono in:

• dichiarative: introducono una proposizione che precisa o completa il significato della reggente.

Sono: che, come.

Es. Ti assicuro / che ti sto dicendo la verità.

• finali: introducono una proposizione che indica lo scopo per cui avviene l’azione espressa dalla reggente.

Sono: perché, affinché, acciocché, ché …

Es. Ho fatto così / affinché la situazione si modificasse a tuo favore.

• causali: introducono una proposizione che stabilisce una relazione di causa con la reggente.

Sono: dal momento che, in quanto, perché, poiché, ecc.

Es. Sono uscito così tardi / perché ho dovuto sbrigare un sacco di faccende a casa.

• consecutive: introducono una proposizione che indica le conseguenze di quanto viene affermato nella reggente.

Sono: così … che, tanto… che, a tal punto … che, in modo tale … che…

Es. Era così stanco / che non voleva altro che tornare a casa.

• concessive: introducono una proposizione che indica una circostanza nonostante la quale si verifica quanto viene affermato nella reggente.

Sono: anche se, benché, nonostante, per quanto, quantunque, sebbene, ecc.

Es. Non era assolutamente pronto all’interrogazione / benché avesse studiato non poco.

• condizionali: introducono una proposizione che indica la condizione necessaria perché si verifichi quanto viene affermato nella reggente.

Sono: a patto che, a condizione che, posto che, purché, qualora, se, ecc.

Es. Verrò anch’io a Padova / purché non sopravvengano altri impegni..

• avversative: introducono una proposizione che esprime un fatto che si contrappone a quanto viene affermato nella reggente.

Sono: mentre, quando, laddove, ecc.

Es. Paolo si impegna molto / mentre Luigi non fa che perdere tempo dietro a sciocchezze.

• temporali : introducono una proposizione che indica un rapporto di tempo rispetto a quanto viene affermato nella reggente.

Sono: allorché, appena, finché, mentre, ogni volta che, quando, ogni volta che, prima che, sino a che, ecc.

Es. La gente si assiepava lungo le strade / mentre passavano i ciclisti.

• interrogative indirette e dubitative: introducono una proposizione che esprime una domanda indiretta o un dubbio.

Sono: come, perché, quando, quanto, se.

Es. Non so / come abbia potuto combinarti questa.

• comparative: introducono una proposizione che esprime un paragone con quanto viene affermato nella reggente.

Sono: così … come, meglio … che, meno … di quanto, più … che, piuttosto … che, tanto … quanto…

Es. Ho faticato meno / di quanto credessi.

• eccettuative e limitative: introducono una proposizione che esprime una limitazione o un’eccezione rispetto a quanto viene affermato nella reggente.

Sono: fuorché, per quello che, tranne che, salvo che, ecc.

Es. Sto bene / fuorché per quel piccolo strappo muscolare.

• modali: introducono una proposizione che chiarisce il modo in cui si compie l’azione espressa nella reggente.

Sono: come, come se, comunque, nel modo che, quasi, ecc

Es. Agirò / come mi detteranno le circostanze del caso.

• esclusive: introducono una proposizione che indica un’azione o una circostanza che vengono esclusi rispetto a quanto viene affermato nella reggente.

Sono: senza, senza che.

Es. Mi hai mentito a lungo / senza che per questo io ti voglio privare della mia amicizia.


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Pronomi interrogativi ed esclamativi

I pronomi interrogativi:

I pronomi interrogativi servono a introdurre una domanda diretta o indiretta o ad esprimere una richiesta di informazione, un dubbio riguardante l’identità, la qualità, la quantità di persone o cose.

Esempi di domanda diretta:

Chi è d’accordo con me?

Quanto costa?

Quale tra questi sentieri è la più sicuro?

Che ne dici di questo?

Esempi di domanda indiretta:

Vorrei sapere chi è d’accordo con me.

Vorrei sapere quanto costa.

Vorrei sapere quali tra questi sentieri è il più veloce.

Vorrei sapere che ne dici di questo.

I pronomi interrogativi sono chi?, che?, quale?, quanto? e svolgono le seguenti funzioni:

• chi? è invariabile. Si usa per chiedere informazioni sull’identità di una persona.

Es. Chi verrà al cimema? Dimmi chi verrà al cinema.

• che? [cosa?] è invariabile. Si usa per chiedere informazioni su una cosa o su un fatto.

Es. Che ti è capitato? Dimmi che ti è capitato.

Nell’uso linguistico attuale è per lo più sostituito dall’espressione che cosa?, anche abbreviata in cosa? Gli eventuali aggettivi o participi riferiti a che?, che cosa? o cosa? si concordano al maschile singolare:

Esempi:

Che cosa è successo dopo l’incidente?

Cosa c’è di più allegro delle voci di bimbi che giocano?

• quale? quali? è invariabile nel genere. Si usa per chiedere informazioni sull’identità o sulla qualità di persone o cose. Quale può essere troncato in qual davanti a vocale.

Esempi:

Sono tutti film che hanno avuto buone recensioni. Quale preferisci?

Non vedo tuo nel gruppo. Qual è?

• quanto?, quanta?, quanti?, quante? si usa per chiedere informazioni sulla quantità o sul numero di persone o cose:

Es. Queste rose sono freschissime. Quante ne vuole?

I pronomi esclamativi

I pronomi esclamativi introducono una proposizione esclamativa, nella quale si dà espressione a un forte sentimento o a un moto di sorpresa.

Es. Che mi racconti!

Le forme chi, che, quanto possono essere usate come pronomi interrogativi o esclamativi.

Esempi

Chi si vede!

Che devo leggere!

Quanti sono ancora impreparati!


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Pronomi relativi

I pronomi relativi svolgono contemporaneamente due funzioni: sostituire un elemento della frase che lo precede e collegare tra loro due proposizioni.

Es. Ho visto Marco che partiva per l’ufficio proprio in quell’istante.

Nel frase il pronome relativo che sostituisce la parola treno e collega in un unico periodo le due proposizioni:

a. Ho visto il treno;

b. Il treno partiva proprio in quell’istante.

I pronomi relativi sono tre: che, cui, il quale (la quale, i quali, le quali) e svolgono le seguenti funzioni:

• che: è invariabile ed equivale nel significato a il quale, la quale, i quali, le quali. Si colloca subito dopo il nome al quale si riferisce.

Può essere usato solo come soggetto o come complemento oggetto della proposizione che introduce. Quando è preceduto da una preposizione, è sostituito dalle forme il quale o cui:

Esempi:

Il ragazzo che (soggetto) entra è mio fratello.

Ho letto il libro che (complemento oggetto) mi hai prestato.

Ho controllato quel passo cui (=non è possibile in questo caso usare che) Marco faceva riferimento ieri.

Si considera invece corretto, anche se poco elegante, l’uso di che (al posto di in cui o nel quale) quando ha un valore temporale.

Es. La domenica è in giorno che (in cui, nel quale) mi alzo più tardi.

Preceduto da articolo determinativo, che può sostituire anche un’intera frase. In questo caso assume il significato di ‘la qual cosa’, ‘cosa che’.

Es. Giulio gli confesso che anche lui aveva trovato noioso il film, il che lo consolò molto.

• cui: è invariabile e può essere usato solo nella funzione di complemento indiretto. Per lo più è preceduto da una preposizione:

Esempi:

Lo scrittore, di cui si è parlato ieri, non è stato molto apprezzato dalla critica.

La guida, cui chiedemmo l’informazione, fu molto esauriente.

Quando si trova collocato tra l’articolo determinativo (o una preposizione articolata) e un nome, significa del quale, della quale, dei quali, delle quali.

Esempi:

Il professore, la cui preparazione era nota, non era molto amato dai suoi studenti.

Furono convocati i genitori degli studenti, il cui (= dei quali) profitto non era sufficiente.

• il quale, la quale, i quali, le quali: si accorda nel genere e nel numero col nome al quale si riferisce. Può svolgere la funzione di soggetto o di complemento indiretto (in questo caso è preceduto da una preposizione articolata):

Esempi:

Si avvisano tutti i viaggiatori, i quali (soggetto) intendano porgere un reclamo, che l’ufficio addetto chiude alle 13.00.

Quel bellissimo albero, sul quale (complemento indiretto) trovavano rifugio tanti uccelli, è stato abbattuto dal fulmine.

Si trova nella funzione di complemento oggetto solo quando dipende da un infinito o da un gerundio che facciano parte della frase relativa:

Es. In un’antica leggenda celtica si racconta di una pietra scolpita dagli dei, vedendo la quale (complemento oggetto) si riacquista la giovinezza.

Nell’uso linguistico attuale il pronome il quale tende ad essere sostituito da che e da cui. Il suo uso è tuttavia opportuno in questi casi:

– quando occorra precisare il numero e il genere per evitare ambiguità.

Es. Ho parlato col fratello di Luisa, che si sta laureando.

Se a laurearsi è Luisa, occorrerà usare la quale; se è suo fratello si userà il quale.

– quando nel periodi vi sono troppi che.

Esempi:

Ho visto il quadro che ha dipinto quel pittore che conosci, che purtroppo è morto così giovane.

Ho visto il quadro che ha dipinto quel pittore che conosci, il quale purtroppo è morto così giovane.

I pronomi relativi hanno alla base i corrispondenti pronomi latini qui, quae, quod. La forma cui deriva dal caso dativo cui dello stesso pronome latino.


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Pronomi indefiniti

I pronomi indefiniti esprimono in modo generico e approssimativo l’identità della persona o la quantità delle persone e delle cose indicate dal nome che sottintendono o sostituiscono.

Es. Non uscirai con tutti i ragazzi del corso, ma solo con alcuni.

Nell’esempio alcuni è un pronome indefinito: indica in modo generico la quantità della cosa a cui rimanda (libri).

Molti pronomi indefiniti hanno forma, flessione e caratteristiche identiche a quelle degli aggettivi indefiniti. Sono:

alcuno

parecchio

alquanto poco (pochissimo, meno)

altro

tale

certo tanto (tantissimo)

ciascuno

taluno

diverso

troppo

altrettanto

tutto

molto (moltissimo, più)

veruno

nessuno

Esempi:

Molte (aggettivo indefinito) persone si dichiarano sportive, poche (pronome indefinito) praticano uno sport.

Tutti (aggettivo indefinito) i libri erano sul tavolo; alcuni (pronome indefinito) erano aperti.

Alla manifestazione parteciparono molti studenti, più (è il comparativo di molto) di quanti ne erano previsti.

Altri pronomi indefiniti hanno invece forme specifiche. Sono:

• alcunché: invariabile, si usa di solito in frasi negative e significa ‘niente’, ‘nulla’:

Es. Nonostante tante proposte, non fu concluso alcunché di utile.

• altri: invariabile, significa ‘un’altra persona’. Può essere usato solo in funzione di soggetto:

Es. Non spetta a me scrivere la lettera; altri lo farà.

• chiunque: invariabile, significa ‘qualunque persona’:

Es. A rubare il libro può essere stato chiunque.

• niente, nulla: invariabili, significano ‘nessuna cosa’.

Quando seguono il verbo, questo deve essere preceduto dalla negazione non.

L’aggettivo o il participio, che eventualmente si riferiscano a una di queste due forme, esigono l’accordo al maschile singolare.

Esempi:

Niente è più deleterio che rinunciare alla speranza.

Con tutto questo chiasso non sento nulla.

Non è stato fatto nulla per migliorare la viabilità.

• ognuno/a: indica ogni singola persona o cosa che fa parte di un gruppo:

Es. Verrà consegnata ad ognuno una tessera di riconoscimento.

• qualcosa (o qualche cosa): indica in modo indeterminato una o più cose. Qualcosa è invariabile: Es. Ho l’impressione che si sia saputo qualcosa del nostro progetto.

• qualcuno/a: può indicare in modo generico una persona.

Es. Ci sarà pure qualcuno che sia preparato!.

Può anche indicare una quantità generica, ma limitata, di persone o cose.

Esempi:

Sembra incredibile, ma qualcuno gli presta ancora fede.

Se ti piacciono queste tele te ne darò qualcuna.

In alcuni casi assume il significato di ‘una persona importante’.

Es. Come puoi pensare di diventare qualcuno, se non ti impegni?

• uno/a: indica in modo generico una persona; può anche assumere un valore impersonale.

Esempi

Quella è una che non bada a spese.

Uno deve pure pensare al proprio avvenire.

Quando è in correlazione col pronome altro, è sempre preceduto dall’articolo determinativo e ammette il plurale:

Es. Gli uni scelsero di studiare, gli altri se ne andarono a spasso.

E’ importante ricordare che uno/a, oltre che pronome indefinito, può essere:

– articolo indeterminativo: un ragazzo; una ragazza;

– aggettivo numerale cardinale: un quintale, un chilo;

– nome: l’uno è, per gli antichi filosofi, l’emanazione del tutto.

Altri pronomi indefiniti ora in disuso sono:

• chicchessia: significa ‘chiunque’ nelle frasi positive; ‘nessuno’ in quelle negative.

Esempi:

Il nostro non è un segreto. Puoi parlarne a chicchessia.

Questo riconoscimento non viene certo dato a chicchessia.

• checché: significa ‘qualunque cosa che’. E’ una forma arcaica, rinvenibile solo nei testi letterari:

Es. Penso sia un ottimo locale, checché tu ne dica.

Anche i pronomi indefiniti derivano dall’evoluzione di alcuni pronomi latini, spesso fusi insieme. Per esempio, alcuno deriva dall’unione dei pronomi latini alique(m) (= qualche) e unum (= uno); ciascuno deriva dalla fusione dei pronomi latini quisque (= ognuno) e unum; nulla, nessuno derivano dalla fusione di ne (=non) e ullus (=qualcuno).


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Pronomi dimostrativi

I pronomi dimostrativi precisano l’identità o la posizione, nello spazio, nel tempo o nel discorso, della persona o della cosa indicate dal nome che sostituiscono.

Es. Non discutiamo di quella vecchia storia, ma di questa.

Nell’esempio questa è un pronome dimostrativo: indica la posizione nel tempo (quella = antecedente; questa = presente) della parola ‘storia’.

Tra i pronomi dimostrativi questo, codesto, quello corrispondono nella forma e nella flessione agli aggettivi dimostrativi; la loro funzione è però quella di sostituire il nome, non quella di accompagnarlo, come si è visto nell’esempio precedente.

Altri pronomi dimostrativi hanno invece forme specifiche. Sono:

• colui, colei, coloro: si usano solo per indicare persone e per lo più in coppia con il pronome relativo che, il quale, la quale, ecc. Sono utilizzati quasi esclusivamente nella lingua scritta, e possono essere sostituiti dalle forme quello, quella, quelli, ecc. o dal pronome chi.

Esempi:

Alzino la mano coloro che approvano il progetto.

Alzino la mano quelli che approvano il progetto.

Alzi la mano chi approva il progetto.

• costui, costei, costoro: si usano solo per indicare persone e spesso con una sfumatura negativa.

Es.  Non voglio farmi influenzare da quello che pensano gli altri, ma anche a me costoro non convincono proprio.

• questi, quegli: si possono usare solo per indicare persona maschile singolare e unicamente quando nella frase la persona è in funzione di soggetto; questi ha il significato di questo e quegli di quello. Il loro uso, ormai raro nella lingua d’uso, è prevalentemente letterario.

Esempi:

La professoressa continuava a parlare, ma questi abbassò gli occhi.

I soci del gruppo avrebbero voluto eleggerlo presidente, ma quegli era ormai privo di ogni ambizione.

• ciò: invariabile, è riferito a cosa. Significa questa/e cose, quella/e cose, ma può sostituire anche una forma verbale o un’intera frase. E’ spesso usato per introdurre il pronome relativo che.

Esempi:

Ciò (questa cosa) non ti riguarda.

E’ importante capire perché ha mentito, anzi ciò (= è importante capire) potrà essere risolutivo.

Vorrei tanto sapere ciò che succederà tra una settimana.

Quando ciò svolge nella frase la funzione di complemento, può essere sostituito da lo, ne, ci, vi. 

Esempi:

Non dubitare: lo riferirò io ai tuoi amici (= riferirò ciò).

Era chiaro che non ne voleva più sapere (non voleva più sapere nulla di ciò).

Non avrai mai più una simile opportunità; pensaci bene (pensa bene a ciò).


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Pronomi possessivi

I pronomi possessivi precisano il possessore di ciò che è indicato dal nome che sostituiscono.

Es. Il mio orologio segna l’ora esatta, non il tuo.

In questa frase tuo è un pronome possessivo: sostituisce la parola orologio e precisa, attraverso la seconda persona, chi ne è il possessore.

Le forme dei pronomi possessivi corrispondono a quelle degli aggettivi possessivi:

mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro, proprio, altrui.

Quando queste forme svolgono la funzione di pronome, sono sempre precedute dall’articolo determinativo o da una preposizione articolata:

Esempi:

Quell’uomo si occupa troppo degli affari altrui e trascura i propri.

Il pallone non è caduto nel nostro cortile, ma nel vostro.

I pronomi possessivi si accordano nel genere e nel numero con il nome che sostituiscono (e che indica la cosa posseduta).

Esempi:

Le vostre vigne sono state rovinate dalla grandine, ma non le nostre.

Non pensare ai doveri degli altri, ma ai tuoi.

I possessivi suo e loro, oltre a concordare nel genere e nel numero con il nome che sostituiscono, si accordano anche con il nome che indica il possessore: quando il possessore è uno solo, si usano le forme suo, sua, suoi, sue; quando i possessori sono più di uno, si usano le forme il loro, la loro, i loro, le loro.

Esempi:

Franco si preoccupava per la perdita di quel libro, perché non era suo.

Luca aveva con sé i compiti dei cugini, ma non i suoi.

Trattavano gli strumenti prestati da Giorgio come se fossero i loro.

In alcuni casi il pronome possessivo può essere sostantivato, assumendo significati particolari.

• al maschile singolare può significare ‘ciò che appartiene’, ‘i beni’:

Es. Un proverbio ammonisce: “A ciascuno il suo”.

• al femminile singolare può significare ‘opinione’:

Es. Ognuno voleva dire la sua a proposito della questione.

• al maschile plurale può significare ‘genitori’, ‘parenti’, ‘amici’…:

Es. Piero era senza i suoi.


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Pronomi riflessivi

I pronomi riflessivi

Si usano per formare la forma riflessiva dei verbi. Si riferiscono sempre al soggetto della proposizione in cui si trovano. Presentano le seguenti forme:

singolare plurale
prima persona mi ci
seconda persona ti vi
terza persona si, sé si, sé, loro

Per la prima e seconda persona singolare e plurale i pronomi personali usati come riflessivi sono le forme deboli mi, ti, ci, vi:

Es. Io mi pettino; tu ti pettini; noi ci pettiniamo; voi vi pettinate.

Per la terza persona riflessiva si può usare la forma debole si, tanto per il maschile quanto per il femminile, davanti al verbo (egli, essa si loda) o, a se si vuole mettere in rilievo il pronome, la forma forte sé, dopo il verbo, anche accompagnata da stesso/a e medesimo/a.

Davanti a stesso e medesimo il pronome personale sé perde l’accento: se stesso, se medesimo.

Es. Carlo si loda in continuazione.

Carlo loda se stesso in continuazione.

I pronomi ci, si e vi possono anche esprimere una reciprocità d’azione.

Es. Tenendoci per mano, ci incoraggiammo (uno incoraggiò l’altro) a poco a poco.

Le particelle mi, ti, ci, si, vi che accompagnano i verbi pronominali, come accorgersi, pentirsi, vergognarsi, non hanno valore riflessivo, ma fanno parte integrante del verbo.

Es. Io mi arrabbio; tu ti arrabbi; egli si arrabbia….


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